Assegnazione premio Nobel per la Pace 2016

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Premio Nobel per la Pace

Venerdì 7 ottobre il Comitato norvegese annuncerà, come ogni anno dal 1901, il vincitore del premio Nobel per la pace. Il riconoscimento viene conferito a dissidenti, negoziatori, istituzioni, politici e attivisti impegnati «per la fratellanza tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione degli eserciti e per il mantenimento e la promozione dei processi di pace». Il Comitato norvegese è l’istituzione che assegna il Nobel per il mantenimento della pace, previsto nel testamento da Alfred Nobel  del 1895. La cerimonia di consegna del Nobel si tiene ad Oslo, il Comitato è composto da cinque membri scelti dallo Storting, il Parlamento norvegese.

Quest’anno le nomination sono state 376 tra i primi quattro favoriti:

Svetlana Gannushkina, 74 anni, ex insegnante di matematica  attivista del movimento per la difesa dei diritti umani in Russia. A partire dagli anni Novanta ha creato un’associazione di assistenza civica che fornisce assistenza giuridica e umanitaria agli immigrati, attiva nelle battaglie  contro i rimpatri forzati in quei Paesi dove i profughi si trovano esposti ai rischi di incarcerazione e tortura. Oltre 50 mila migranti, dal 1990, hanno ricevuto sostegno giuridico, aiuto umanitario e scolastico in modo gratuito.
Lo scorso 22 settembre settembre ha ricevuto il premio «Right Livelihood», un premio creato nel 1980 da Jacob von Uexkull allo scopo  di affiancare al tradizione al premio Nobel un riconoscimento agli sforzi compiute da persone o da gruppi. Una specie di  Nobel «alternativo».

Il presidente Juan Manuel Santos e Rodrigo Londoño, alias Timoleon Jimenezgli, il leader delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie di orientamento marxista «Timochenko». I due leader volti della pace si sono incontrati a Cartagena de Indias in Colombia il 26 settembre 2016 firmando l’accordo negoziale con la mediazione di Cuba e Norvegia ponendo fine a 52 anni di conflitto, con un bilancio di oltre 260 mila morti, 45 mila scomparsi e 6,9 milioni di sfollati.

I volontari della Difesa civile siriana diventati famosi in tutto il mondo come gli «Elmetti bianchi», operatori che soccorrono i civili in questa guerra infinita in ogni occasione senza sosta. L’organizzazione fondata da un ex ufficiale dell’esercito britannico è finanziata da Stati Uniti e gruppi dell’opposizione siriana, addestrata in Turchia ma, accusata dal regime del presidente Bashar Assad di rapporti con governi stranieri e connivenze con i terroristi sul campo.
I 3 mila “Elmetti bianchi” sono presenti dal 2013 hanno salvato più di 60 mila persone. Oltre 140 volontari sono morti sotto le bombe. «Salvare una vita è salvare l’umanità intera», recita la Sura 5 al versetto 32 del Corano.

Candidati al premio Nobel sono anche gli abitanti delle isole greche che continuano ad aiutare i migranti. Gli arrivi in questi mesi sono diminuiti ma non il bisogno di umanità.

 

Ricordiamo alcuni dei premi Nobel assegnati negli anni passati:

Madre Teresa di Calcutta, nel 1975, fondatrice delle Missionarie della Carità e per la sua vita dedita ai più poveri.

Tenzin Gyatso, il 14° Dalai Lama, nel 1989, per l’uso non violento nella lotta del suo popolo e per la liberazione del Tibet.

Aung San Suu Kyi nel 1991, per la sua lotta non violenta contro il regime birmano.

Nelson Mandela nel 1993, per la risoluzione pacifica del regime di apartheid e per aver dato avvio al processo di pace in Sudafrica.

 

Autore: Franco Collodet

Sociologo e scrittore, studi specialistici in gestione delle politiche sociali. Studi specialistici in Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni, professore presso l’Istituto Volterra-Elia di Ancona. Master presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini. Esperto dei cammini religiosi in Europa e in Medio Oriente.