Il Mistero del Presepe in Italia

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L’albero ha certo il suo fascino: le decorazioni, le luci… ma il presepe!?

Quando si dice Natale si dice nascita e qual è stata la più preziosa se non l’incarnazione del nostro Salvatore!

San Francesco d’Assisi aveva contemplato questo mistero così profondamente, che nel 1223 di ritorno dalla Terra Santa, poco dopo l’approvazione della Regola dei frati Minori, si recò all’eremo di Greccio e volendo celebrare il Natale in quel luogo, che gli appariva molto simile a Betlemme, pose un altare sopra una mangiatoia,

(presepe significa proprio mangiatoia), fece portare della paglia, un asino ed un bue, di seguito celebrò l’Eucarestia.

Dopo la canonizzazione di San Francesco, questo avvenimento fu conosciuto da moltissime persone che vollero replicarlo dando vita alla diffusione del presepe come lo conosciamo oggi, con statue, ambientazioni anche dotati di movimenti meccanici, e dal medioevo a rappresentazioni viventi.

Una tradizione tutta italiana dunque, che col tempo si è diffusa in tutti i paesi cattolici del mondo!

La Chiesa ci invita a rappresentarlo in casa e nei luoghi pubblici, come mezzo di evangelizzazione.  Il Natale ci parla già della Pasqua, del Messia tanto atteso che ha assunto un corpo umano proprio, per redimere l’umanità dalla disobbedienza di Adamo ed Eva e come nuovo Adamo accoglie la croce e ci dona la possibilità di vivere da risorti!

Il presepe è ricco di simboli, partendo dalle fonti ritroviamo i vangeli “dell’infanzia”, di Matteo e Luca che riportano la nascita di Gesù al tempo di re Erode a Betlemme, un piccolo borgo famoso per aver dato i natali del re Davide. In tali racconti troviamo la mangiatoia, l’adorazione dei pastori, la presenza degli angeli in cielo e dei Magi. Sì utilizzarono i vangeli apocrifi, che specificano il numero e il nome dei Magi, ed il protovangelo di Giacomo che nomina il bue e l’asinello, nonché elementi della iconografia cristiana, quali il manto azzurro di Maria simbolo del cielo e il manto dai toni dimessi di Giuseppe, che rappresenta l’umiltà.

Dapprima si ebbero delle rappresentazioni pittoriche: la più antica,dipinta da un ignoto artista del III secolo, si trova presso le catacombe di Priscilla a Roma e raffigura la Vergine con il Gesù Bambino. Celebri autori della pittura italiana del Quattrocento hanno voluto omaggiare questo evento con il loro talento come: Botticelli, Piero della Francesca, Giotto che si ispirò ad uno scritto di Bonaventura per affrescare la Basilica superiore di Assisi.

Successivamente si iniziò a rappresentare la Natività con delle statuine poste in ambientazioni naturali, soprattutto all’interno delle chiese nell’Italia centrale, giungendo fino al Regno di Napoli nel XVI secolo.

Durante il Concilio di Trento, il papa, invitò a realizzare il presepe nelle case, con piccole statuine o cappelle in miniatura, come strumento di trasmissione della fede in modo diretto e genuino. Ed è proprio così: il presepe c’incanta con la sua semplicità e ci permette di entrare nella profondità di un mistero che s’incarna nella nostra umanità e nella concretezza della vita ordinaria attraverso il realismo dei personaggi, le pieghe dei vestiti mossi dal vento, gli uomini e le donne intente nei lavori più umili, le pecore che brucano l’erba.

Da questo entusiasmo nacquero nel secolo successivo le grandi tradizioni artistiche: il presepe napoletano con statue in terracotta lavorate a mano e tessuti raffinati e preziosi (i nobili si sbizzarrirono nel dedicare intere stanze e impreziosendo le statue di tessuti pregiati e gioielli autentici), con l’introduzione di personaggi popolari, osterie e commercianti; il presepe bolognese i cui i personaggi in terracotta, cartapesta, legno o gesso sono scolpiti per intero, abiti compresi; il presepe genovese in legno, ceramica o carta, ambientato tra i vicoli del centro urbano in cui sono poste le statuine.

Solo negli ultimi due secoli il presepe è entrato nelle case del popolo e dal 1982 papa Giovanni Paolo II decise di allestire un presepe in Piazza San Pietro durante il periodo natalizio, come romana è anche la tradizione di benedire i bambinelli da porre nel presepe domestico la notte di Natale.

Tra i presepi viventi, che come un viaggio nel tempo ci permettono di rivivere ancora più da vicino le suggestioni della Palestina all’epoca di Gesù, ricordiamo in particolare quello di Pietrelcina a cui prendono parte oltre 300 abitanti, di Tricase in Puglia, di Greccio dove tutto ebbe inizio, di Custonaci in Sicilia che ambienta la rappresentazione nello scenario della frana che seppellì la città nel 1800 e i famosi sassi di Matera in un suggestivo centro storico.

Davanti ad ogni presepe, possiamo aprire gli occhi del cuore per accogliere l’umiltà di un Dio che liberamente e per amore all’umanità, spoglia se stesso per assumere un corpo, ultimo fra gli ultimi, nel solo desiderio che nasca in noi l’uomo nuovo, che anche per noi ogni giorno possa essere Natale!

Autore: Vera De Dominicis

Nata ad Ancona, sposata e mamma di tre figli. Laurea di Magistero presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Lumen Gentium" di Ancona, insegna Religione Cattolica alle superiori. Catechista, segue il suo percorso di fede nel Cammino Neocatecumenale, assieme al marito.