Santo Stefano, testimone di Cristo

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Stefano, il cui nome dal greco significa “corona” o “incoronato”, fu un uomo pieno di fede e di Spirito Santo, il primo martire cristiano, per questo celebrato dopo il Natale del Signore.

Di lui si parla negli Atti degli Apostoli: “Stefano pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo” (6,8). Lo storico Eusebio di Cesarea lo definì il martire perfetto.

Di questo veneratissimo martire non si hanno notizie sulla provenienza, ma si pensa che fosse uno dei primi giudei ellenisti a convertirsi al Cristianesimo e a seguire gli Apostoli e divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.

Il libro degli Atti degli Apostoli racconta dell’evangelizzazione compiuta dai primi cristiani e il processo di espansione della Chiesa, dell’attività degli Apostoli e della vita delle prime comunità cristiane sorte tra il 30 e il 60, dopo la morte e la risurrezione di Gesù.

La tradizione più antica identifica nella persona di Luca l’autore del libro degli Atti, lo stesso che ha scritto il terzo Vangelo. Per il suo contenuto, questo libro è unico nel suo genere, in quanto rivela che l’agire di Cristo prosegue attraverso i suoi testimoni. Ed è proprio la testimonianza una delle parole chiave per comprendere la vita di Santo Stefano.

In Atti 1,8-9 Cristo risorto fa una promessa ai discepoli:

«Ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra. Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi».

Sotto l’impulso dello Spirito Santo e attraverso i discepoli, la Parola del Vangelo progressivamente si diffonde da Gerusalemme, luogo degli avvenimenti della salvezza, fino a raggiungere Roma, la capitale dell’impero romano e del mondo pagano.

Dopo il racconto dell’Ascensione di Gesù al cielo, il gruppo degli Apostoli viene ricostituito con l’elezione di Mattia, a sostituzione di Giuda Iscariota.

La discesa dello Spirito a Pentecoste rafforza la comunità dei Dodici e la crescita della chiesa. Allo stesso tempo però aumentano le ostilità nei confronti delle comunità cristiane da parte delle autorità giudaiche. Il culmine di queste ostilità si avrà con il processo e la lapidazione di Stefano, il cui martirio provoca la dispersione della chiesa di Gerusalemme.

Negli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7, si narrano le ultime vicende della vita di Stefano:

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero:

«Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».

Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

Stefano, scelto come diacono, si occupava di evangelizzazione, ed alcuni della sinagoga si sollevarono contro di lui accusandolo di blasfemia, offendendo Mosè e Dio.

Stefano fu catturato e portato davanti al sinedrio, il consiglio ebraico che si occupava di giustizia e:

“tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo”. (Atti 6,15)

Il sommo sacerdote lo interrogò e Stefano, alla fine di un lungo discorso in cui ripercorse la Sacra Scrittura da Abramo a Mosè parlando della venuta del Giusto, rispose:

“Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, cosi siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata”.

Allora, all’udire queste cose: “lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì”.

Il gesto di Stefano, di piegare le ginocchia e di pregare verso il cielo perdonando i suoi nemici, fanno di lui un testimone credente e discepolo fedele di Gesù Cristo.

Dopo gli Apostoli, i martiri rivestono una considerazione importante all’interno della chiesa che ne venera le reliquie e li ritiene “maestri di vita, testimoni viventi, colonne animate e silenziosi messaggeri” e di cui Stefano è il protomartire, il primo (Gregorio di Nazianzo).

Come loro, anche noi tutti siamo chiamati a seguirne il cammino sulla via dell’Amore.

 

Autore: Ilaria Crocioni

Nata a Torino, Laureata in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Torino. Specializzazione in Direzione delle Imprese. Già assistente di stage giornalista Rai per la sede di NYC. Studiosa in Scienze religiose.