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La storia
Nel 1862 Don Bosco matura l'esigenza di avere per la sua comunità di giovani una chiesa più grande. Ben presto il progetto assumerà dimensioni più vaste, diventando non solo la chiesa dei giovani di Don Bosco o del quartiere Valdocco, ma un vero e proprio luogo di culto per tutti i torinesi. Il Santuario, infatti, venne costruito nel giro di breve tempo grazie soprattutto alle offerte dei fedeli e, per questo motivo, venne dedicato alla Madonna per ringraziarla del "miracolo".

Il Santuario nasce dal progetto dell'ingegnere Antonio Spezia che, ispirandosi ai modelli neoclassici, inserì il complesso in un contesto architettonico italiano.
La chiesa venne edificata in tre anni: nel 1867 fu collocata sulla cupola la statua della Vergine, creata da Camillo Boggio, e il tempio consacrato l'anno seguente.
La facciata del Santuario ricorda quella della chiesa di S. Giorgio Maggiore a Venezia, opera del Palladio. Sul campanile di destra è riprodotto l'Arcangelo Gabriele nell'atto di offrire una corona a Maria, mentre sul campanile di sinistra l'Arcangelo Michele sventola una bandiera con la scritta "Lepanto". Sul timpano sono poste le statue di marmo dei Martiri Solutore, Avventore e Ottavio; sull'attico, sopra gli orologi, si trovano a destra, la statua di S. Massimo, primo vescovo di Torino, e a sinistra S. Francesco di Sales, patrono della famiglia Salesiana, l'ordine che costituì insieme a Don Bosco.
La decorazione del tempio fu concretizzata dal successore di Don Bosco, Michele Rua.
Il pittore Giuseppe Rollini è l'autore dell'affresco della cupola, che rappresenta la Gloria dell'Ausiliatrice.
Inoltre, l'interno del Santuario è composto da marmi colorati che si avvicinano al tabernacolo e al quadro dell'Ausiliatrice, ideato da Don Bosco e dipinto da Tommaso Lorenzone in tre anni.
Lorenzone è anche l'esecutore del quadro centrale, dove illustra l'oratorio di Valdocco nel 1869.
La Basilica, a croce latina, è formata da quattro altari. Il più importante è quello dedicato a Don Bosco, a opera dell'architetto Ceradini, autore anche degli ampliamenti del Santuario.
Dall'ingresso principale, a destra, notiamo l'altare di S. Maria Mazzarello; a sinistra, la cappella di San Domenico Savio; vicino si trova la cappella del Sacro Cuore con l'opera di Carlo Morgari. Sempre a sinistra, una scala conduce alla "Cappella delle Reliquie", formata da un'unica navata a croce latina, che rimanda, negli ornamenti e nei simboli, alle catacombe cristiane.


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