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Santuari d'Italia > Santuari in Lombardia > Santuario Santa Maria Del Fonte Di Caravaggio
Attività della regione
Alberghi
La storia
La Vergine apparve (era il tramonto del 26 maggio 1432) a Giannetta De'
Vacchi, figlia di Pietro, d'età oltre i trent'anni, sposa di Francesco
Varoli, un contadino, forse un soldato, la quale era intenta a
raccogliere erba su in un prato, detto Mazzolengo, lontano dal borgo.
Quale segno dell'Apparizione dal prato sgorgò una sorgente d'acqua che
nel corso dei tempi portò benefici a molte persone; una virtù questa
riaffermata dall'immediato fiorire di un ramo secco gettatovi a sfida
da un miscredente.
Dopo l'episodio del ramo fiorito altri fatti miracolosi testimoniarono
la sacralità del luogo. La mannaia conservata nel sotterraneo del Sacro
Fonte, antenata della più tristemente famosa ghigliottina, testimonia
un episodio accaduto nel 1520. Un capo dei briganti, tale Giovanni
Domenico Mozzacagna di Tortona, fu catturato nei dintorni e condannato
a morte. Affinché l'esecuzione servisse da monito a molti, si decise di
fissarla per il 26 maggio, giorno in cui per la ricorrenza
dell'Apparizione molta gente si sarebbe recata a Caravaggio.
Durante i mesi di prigionia che precedettero la data stabilita il
brigante si pentì e si convertì. Venne il giorno della esecuzione ma
per quanti tentativi vennero fatti la scure s' inceppava prima di
arrivare al collo del condannato. La folla gridò al miracolo; il
condannato prima tornò in carcere e poi fu definitivamente liberato.
Nella seconda celletta del sotterraneo viene conservato un catenaccio
spezzato che ricorda un fatto avvenuto nel 1650. Un pellegrino,
imbattutosi in un nemico che lo minacciava di morte, corse al riparo
verso il tempio, ma trovando la porta chiusa invocò la Madonna. Il
catenaccio si spezzò e la porta si aprì per poi rinchiudersi in faccia
al persecutore.
Sul piazzale antistante il tempio, nei pressi della fontana, un
obelisco ricorda un singolare fatto accaduto nel 1550. Un soldato
dell'esercito di Matteo Grifoni, generale della Repubblica Veneta, rubò
dal Sacro Fonte una preziosa tazza e la nascose in un bagaglio sopra il
dorso di un mulo; ma quando fece per andarsene il mulo non ne volle
sapere di muoversi. Il furto fu scoperto e il prezioso oggetto
restituito. Il Comandante fece elevare a ricordo del fatto una
Cappelletta che, caduta in seguito all'erosione delle acque, fu
rimpiazzata nel 1752 da un obelisco. Divenuto cadente questo, nel 1911
fu sostituito con un altro a ricordare anche le celebrazioni del 1910 e
del 2° centenario dell'incoronazione della Madonna. Sulle quattro
facciate della base dell'obelisco tre epigrafi ricordano il fatto della
tazza, la prima cappella e l'obelisco del 1752, le feste celebrative
del 1910; sulla quarta è riportata un'esortazione al culto della
Vergine.
Il Santuario
L'erezione del tempio come tuttora lo si vede iniziò nel 1575 voluto
dall'allora arcivescovo Carlo Borromeo. A edificarlo fu chiamato
l'architetto Pellegrino Tibaldi, detto il Pellegrini (Perugia
1527-Milano 1596). L'opera di costruzione continuò, non senza lunghi
intervalli, fino ai primi decenni del Settecento. In questo modo il
primitivo progetto del Pellegrini subì numerose modifiche, anche se
sostanzialmente l'idea originale rimase inalterata.
La basilica sorge in una vasta piazza cinta da portici simmetrici che
corrono con 200 arcate per uno sviluppo di quasi 800 metri. Nel
piazzale antistante il Viale si trovano l'obelisco, cui abbiamo già
accennato, ed una fontana lunga quasi 50 metri. L'acqua di questa
fontana passa sotto il Santuario, raccoglie nel suo corso quella del
Sacro Fonte ed esce nel piazzale sud accolta in una piscina dove i
fedeli fanno bagnature alle membra malate.