Chiesa dei Morti

Storia:



Questo edificio non è un vero e proprio Santuario, ma si tratta di una struttura di caratura internazionale, difatti la Chiesa dei Morti è un’attrazione che porta turisti, studiosi e curiosi da tutte le Marche e dal resto del Mondo.



La Chiesa risale alla fine del 14esimo secolo, precisamente al 1380, l’unico altare è arricchito con una bellissima pala raffigurante la Decollazione di San Giovanni Battista (1560), l’opera viene attribuita a Giustino Episcopi, al secolo Salvolini.



Fino al 1804, le Chiese erano anche usate come cimiteri, in alcune piccole realtà è ancora possibile vedere dei cortili retrostanti alle strutture che si prestavano a tal uso.L’editto di Napoleone Bonaparte, risalente proprio al 1804, proibì questo utilizzo delle Chiese, definendolo come “poco igienico”.



La stessa Cappella Cola (nome precedente della Chiesa, fino al 1836) non venne esentata dall’editto in questione, il poeta e scrittore italiano Ugo Foscolo, protesto vivamente per via di questa decisione. Infatti sarebbero state esumate e spostate anche le spoglie del Parrini, maestro del celebre artista.



Possiamo solo immaginare lo stupore di chi si occupò della riesumazione dei corpi dal Cimitero della Cappella Cola, quando videro al posto di teschi ed ossa sparse, diciotto corpi ben conservati e del tutto integri.



Questo evento particolare si deve alla mummificazione avvenuta involontariamente attraverso l’azione di una peculiare muffa.



Tra i corpi che è possibile osservare (consigliamo la visione a persone non facilmente impressionabili), sono presenti vari drammi della vita umana, si passa dalla donna morta di parto all’impiccato, passando per la leggenda di un uomo risvegliatosi dopo essere stato sepolto.



La unica mummia vestita, è quella di Vincenzo Piccini, fondatore e Priore della Chiesa dei Morti, accanto a lui trova posto il corpo mummificato della moglie.



Curiosità:



Le vesti che indossa il Priore Piccini, sono quelle cerimoniali della Compagnia della Buona Morte, fondata nel lontano 1567 ad Urbania, nota all’epoca come Casteldurante.


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