Monastero Agostiniane Santa Caterina d'Alessandria - Urbino

Storia:



Questo bellissimo Monastero venne eretto durante la prima metà del 14esimo secolo, nonostante la presenza di una comunità religiosa risale a ben due secoli prima.



La prima data che ufficialmente conferma l’esistenza di una comunità di pie donne e del relativo Monastero si deve alla Bolla emanata dal Capitolo Lateranense il 6 marzo 1343. La stessa prevedeva che la comunità monastica avrebbe dovuto rispettare le regole Agostiniane, appositamente composte dal Vescovo Alessandro Guidi.



Le religiose all’interno del Monastero aumentarono a tal punto da dover pensare ad una nuova sede per contenerle tutte. Il 10 maggio 1604, acquistarono dal Conte Alessandro il Palazzo Thiene.



Nel frattempo, le Monache chiesero al Duca Guidobaldo II la chiusura del vicolo che divide i Monasteri di Santa Caterina e di San Benedetto, luogo ove si affacciavano i dormitori delle pie donne.



Durante il dominio Napoleonico, le Monache vennero espropriate coattivamente dell’edificio e dei relativi avere, costringendo le donne ad una vita di miseria in strada. Nel maggio del 1814, Papa Pio VII ordinò che le Monache tornassero a vivere all’interno del Monastero.



Il primo dicembre 1847, il Vescovo Alessandro Angeloni unì le pie donne di Santa Maria Della Bella e quelle di Santa Caterina.



Le vicissitudini delle Monache però proseguirono e difatti nel gennaio del 1861, su decreto del Governatore Lorenzao Valerio, venne nuovamente requisito il Monastero, anche la Comunità Agostiniana di San Benedetto, subì tale triste destino. Fortunatamente, Madre Celeste Piccini, Abbadessa di Santa Cristina, mise a disposizione delle Sorelle una parte del Monastero. Purtroppo, anche quest’ultimo venne sequestrato dal Governo, lasciando però alle donne la possibilità di abitarlo, imponendo alcune limitazioni, come quelle di non vestire l’abito o accogliere novizie. Nonostante i divieti, le postulanti entrarono comunque in Monastero, con la qualifica fittizia di “inservienti”.



Grazie all’ausilio di Monsignor Vampa, le Religiose di San Benedetto vennero incorporate alla Comunità di Santa Caterina, successivamente vennero accolte anche le Clarisse Urbaniste di Santa Lucia, vista la drastica riduzione di queste ultime.



Durante la Seconda Guerra Mondiale, Papa Pio XII chiese alle Monache di rinunciare alla clausura per accogliere le donne di religione ebraica, perseguitate dal delirio nazista. Fortunatamente, nonostante i rischi corsi, le donne poterono tornare presso le loro case sane e salve.



Struttura:



La Chiesa di Santa Caterina ha una struttura semplice, il portale fatto in pietra risale probabilmente alla fine del 16esimo secolo. L’interno è ad aula unica rettangolare, abbellito da una volta a botte e arricchito con quattro finestre. La Chiesa come la conosciamo oggi, deve le sue forme alla ristrutturazione avvenuta attorno al 18esimo secolo. Al suo interno si può ammirare un bellissimo bassorilievo di Federico Brandani, scultore urbinate, raffigurante il Martirio di Santa Caterina.



Fonti Immagini: Limoncellista da commons.wikimedia.org


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