Benevento si rinnova nel silenzio della Passione: i Cavalieri del Santo Sepolcro portano Gesù Morto per la prima volta

di Pubblicato in Approfondimenti, Eventi, News, Ricorrenze Religiose


Per il Venerdì Santo 2026 a Benevento, la tradizionale processione del Gesù Morto si arricchirà di una novità storica che segna un momento di straordinaria rilevanza per la città e la sua devozione: per la prima volta i Cavalieri del Santo Sepolcro prenderanno parte attivamente al trasporto a spalla del simulacro, alternandosi lungo il percorso con i confratelli dell’Associazione “Gesù Morto e la SS.ma Vergine Addolorata”. Questa innovazione non interrompe il filo di una tradizione secolare, ma lo rafforza, inserendo un nuovo gesto di collaborazione tra realtà ecclesiali e associative unite da un comune patrimonio di fede e servizio.

La processione, guidata dal Rev. don Domenico Parlavecchia, dei Missionari del Preziosissimo Sangue, si colloca in un solco storico che Benevento riconosce da oltre due secoli. I Missionari sono da sempre custodi di un legame profondo tra liturgia, devozione popolare e memoria cittadina, e la partecipazione dei Cavalieri rappresenta oggi una forma concreta di continuità e rinnovamento. Al centro di questa celebrazione resta il venerato Cristo Morto, opera della bottega dei De Rosa, tra le più significative espressioni della scultura sacra beneventana. Il Cristo, modellato da Luigi De Rosa alla fine dell’Ottocento, conserva ancora oggi il potere di suscitare intensa commozione e raccoglimento nei fedeli che seguono la processione.

Il gesto di portare il simulacro a spalla, visibile e condiviso, diventa un simbolo concreto di partecipazione, responsabilità e testimonianza di fede, incarnando lo spirito della celebrazione che da generazioni vive nella coscienza religiosa della città. I Cavalieri del Santo Sepolcro che prenderanno parte al servizio – tra cui Bruno Lorenzo Ascione, Vincenzo Bocchino, Francesco Cavagnuolo, Antonio Cipriano, Riccardo Derna, Angelo Di Santo, Alberto Febbraro, Eugenio Fortunato, Antonio Iadicicco, Cesare Mucci e Florindo Rosa – si preparano così a vivere una esperienza che unisce devozione personale e servizio comunitario, confermando come la tradizione possa rinnovarsi pur rimanendo profondamente radicata nella spiritualità locale.

Autore: Redazione

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