Santuario di Santa Maria di Montevergine

Storia:



Il Santuario è posto nella frazione di Montevergine a Mercogliano, la sua origine è legata a doppio filo alla storia del monaco eremita Guglielmo da Vercelli che nel visse a cavallo tra l’11esimo e il 12esimo secolo. Il monaco, dopo esser rientrato da Santiago de Compostela, decise di avventurarsi in un pellegrinaggio fino a Gerusalemme, a Ginosa incontra Giovanni da Matera, che gli consiglia di divulgare il verbo del Signore ad Occidente, all’inizio rifiuta il consiglio del Santo, e prosegue fino a che non incontra dei briganti che lo picchiano. Dopo aver compreso meglio le parole di San Giovanni da Matera, si reca in Irpinia nel monte Partenio a 1270 metri sul mare dedito alla più completa ed alta contemplazione.



Santuario:



La fama di Guglielmo crebbe a vista d’occhio, infatti, si recarono sul monte molti uomini per unirsi al Santo in preghiera e meditazione. Crebbero anche le celle, per ospitare il crescente arrivo di monaci, contemporaneamente si decise di edificare una Chiesa dedicata alla Vergine Maria, consacrata nel 1126.



In seguito Guglielmo fondò la congregazione Verginiana, riconosciuta molti secoli dopo (1879) da Papa Leone XIII, questa congrega si è occupata sia di evangelizzazione, sia della cura dei malati e anche della costruzione di numerosi ospedali in Campania e nel resto del meridione.



San Guglielmo morì nel 1142, dopo la sua dipartita ci fu un periodo di crescita fino al 14 esimo secolo, in quanto Papi, Re e Feudatari donarono numerose opere tra cui il dipinto della Madonna, che viene venerato ancora oggi nella Cattedrale, vennero donate anche molte reliquie, tra le tante c’erano anche le ossa di San Gennaro, successivamente trasferite a Napoli.



Successivamente, il Santuario visse una crisi senza precedenti a livello spirituale ed economico, una delle cause fu una commenda del 1430, che dava diritti sulle offerte per l’abbazia a uomini privi di interesse cattolico.



Nel 1611 la foresteria fu danneggiata da un incendio e nel 1629 la navata centrale della Chiesa crollò, ma a parte questi inconvenienti, la vita monastica continuava tranquillamente. Dal 1807 al 1861, le leggi che imponevano la secolarizzazione del Clero e l’abolizione di ogni ordine ecclesiastico, causarono un’altra profonda crisi e misero in serio pericolo la sopravvivenza della congregazione. L’azione del Consiglio di Stato nel maggio del 1868 revocò l’ordine di soppressione economica delle abbazie, facendo rientrare tutti i beni sequestrati



Il Santuario tornò a godere della sua fama e della crescente presenza di fedeli, facendolo diventare uno dei più visitati del Sud Italia, dal 1939 al 1946, venne ospitata nel più rigoroso segreto la Sacra Sindone di Torino, per salvarla dalle grinfie di Adolf Hitler.



Nel 1956, venne aperta una funicolare che collegava la città di Mercogliano al Santuario in 7 minuti, cinque anni dopo venne costruita la nuova Basilica, Progettata dall’Architetto e Membro dell’Assemblea Costituente Florestano Di Fausto, dello stesso periodo è la cripta che contiene le spoglie di San Guglielmo.



Nel giugno del 2012, il quadro della Vergine ha ritrovato il suo posto all’interno dell’Antica Basilica, dopo un preciso ed accurato restauro.



La nuova Chiesa è in stile romanico ed è composta di tre navate e cinque archi per lato, il rosone centrale è decorato con vetri multicolore che raffigurano l’Incoronazione della Madonna.



Vicino alla Basilica è posto il campanile, inaugurato nel 1925, è rivestito di granito ed è alto circa 80 metri e ospita al suo interno una raffigurazione marmorea del Sacro Cuore di Gesù alta ben 6 metri.



Curiosità: Tra le varie feste dedicate alla Madonna di Montevergine (chiamata anche Mamma Schiavona) c’è quella della Candelora, che racconta una storia di segregazione e omofobia, si narra che nel 1200, una coppia di amanti omosessuali venne scoperta e immediatamente incatenata ad un albero sul monte, come se non bastasse una siffatta punizione disumana, l’inverno imperversava e delle lastre di ghiaccio spuntavano dall’albero-prigione, un raggio di sole (interpretato come intercessione della Vergine) sciolse quelle lastre e permise alla coppia di liberarsi da una terribile fine. Da allora, ogni anno, viene festeggiata la “juta dei femminielli”, con numerosi membri delle comunità gay, lesbiche e transessuali che rendono omaggio alla Madonna con un pellegrinaggio al Santuario.



 



Fonti Immagini:



 



Mentnafunangann e Principe88 da commons.wikimedia.org


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