Chiesa di Santa Maria di Portonovo

Storia



La Chiesa di Santa Maria di Portonovo è uno splendido esempio di architettura romanica in tutto il territorio italiano. Per circa 700 anni accanto alla Chiesa ha trovato posto il Monastero di Regola Benedettina, purtroppo oggi non è più possibile ammirarlo in quanto distrutto.



La datazione dell’edificio continua ad essere fonte di discordie e controversie, difatti ci sono tre opinioni, così suddivise:




  • Costruzione risalente all’11esimo secolo: opinione formulata dagli Architetti Sacconi, Serra, Marinelli e Aurini;


  • Costruzione risalente alla metà dell’11esimo secolo, ma non prima del 12esimo: ipotesi formulata dallo storico dell’arte tedesco Wolfgang Krönig;




  • Edificio completamente ricostruito nel 13esimo secolo: secondo il parere dell’Ingegnere Costantino Costantini.





Le prima presenza certificata farebbe risalire sia la Chiesa che il Monastero al 1034, quando un certo Stefano di Germano dal Poggio donò alla diocesi di Ancona del terreno, affinché si edificasse un tempio alla Beatissima Vergine in Maria. Il rogito in questione purtroppo non è più disponibile in quanto è andato perduto nel tempo, non permettendo di accertare l’autenticità di quanto riportato.



Il Monastero crebbe di importanza tra l’11esimo ed il 13esimo secolo, in quanto è dimostrato il fatto che presso la struttura anconetana venne ospitato San Gaudenzio, il quale fu Vescovo di Ossero in Croazia.



Il Santo ha difeso con fermezza durante la sua vita la santità del sacramento del matrimonio, questo comportamento lo portò ad allontanarsi da Ossero, andando prima a Roma da Papa Benedetto IX, spostandosi ad Ancona, dove divenne Monaco presso la Comunità Benedettina di Portonovo, sotto gli occhi di San Pier Damiani.



Durante la sua permanenza San Gaudenzio ricevette persino il dono dei miracoli, i quali permettevano al Santo di guarire gli ammalati. Il Santo concluse la sua esistenza nel monastero anconetano, dove venne sepolto.



Il fatto che l’importante Vescovo di Ossero trovasse riposo in una terra lontana dalla città non piacque particolarmente e dopo un primo rifiuto, gli ossaresi si occuparono di derubare i resti del Santo e portarli nella Cattedrale dell’Assunzione di Maria, dove è sepolto ancora oggi.



I privilegi che questa Chiesa e l’adiacente Monastero ricevettero da Papi ed Imperatori dimostra l’elevata importanza della struttura nel corso dei secoli, tanto da meritarsi un ampliamento, voluto dai Conti Cortesi di Sirolo.



Il vestibolo della chiesa ospita un lapide recante i versi del 21esimo canto del Paradiso tratti dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, l’iscrizione parla di San Pier Damiani “In quel loco fu’ io Pier Damiano, e Pietro Peccator fu’ ne la casa di Nostra Donna in sul lito adriano”. I versi raccontano il soggiorno del Santo presso Fonte Avellana prima (quel loco) e nella chiesa dedicata a Maria (casa di Nostra Donna) sul litorale Adriatico (lito adriano). Pietro Peccatore è il nome che assunse San Pier Damiani quando soggiornò pressò la Chiesa anconetana.



A causa di una serie di terremoti e frane, i Frati dovettero abbandonare il Monastero, la richiesta di cambiare sede venne accettata e un nuovo luogo fu trovato per ospitarli. I Monaci si trasferirono allora nel Monastero di San Martino di Capodimonte, sempre nella città di Ancona. Questo ultimo passaggio sancì l’inizio della decadenza del Monastero sito in Portonovo.



La presenza dell’Ordine Benedettino nel capoluogo marchigiano terminò quasi dopo un secolo, in quanto, nel 1436 una bolla di Papa Eugenio IV donò l’Abbazia, il Monastero, le Chiese e tutto ciò posseduto dall’Ordine alla Mensa Capitolare dei Canonici della Cattedrale di Ancona.



Nel 1518 un’incursione dei barbari contribuì al dissesto della Chiesa di Santa Maria di Portonovo. Durante il dominio napoleonico le truppe italiche trasformarono l’edificio in magazzino e ricovero per animali, continuando ad aumentare i danni, tra le altre cose lo stesso venne privato di parte del materiale da costruzione per edificare il vicino Fortino.



Nel 1837, l’Abate Pietro Francesco Casaretto, dopo aver aiutato i cittadini di Ancona ed i soldati di Re Luigi Filippo, si stabilì ad Ancona e utilizzando fondi propri uniti a qualche donazione si adoperò a riparare la Chiesa in rovina. Tre anni dopo ritrovò il sarcofago dove erano custodite le ossa di San Gaudenzio.



Durante gli ultimi anni di Governo Pontificio, Monsignor Gabriele Ferretti, Ministro dei Lavori pubblici di origine anconetana destinò somme di notevole importanza alla ricostruzione dell’edificio. Le vicende storiche che si succedettero, impedirono la costruzione della scogliera necessaria a proteggere le fondamenta.



Le Marche nel 1860 vennero annesse al Regno d’Italia e tutta la zona di Portonovo venne acquistata da privati, che trasformarono la Chiesa in legnaia e magazzino, il sarcofago di San Gaudenzio invece andò disperso. Fortunatamente il Professore Carisio Ciavarini, Ispettore dei Monumenti del Regio Commissariato per l’Emilia e le Marche decise di demolire tutte le costruzioni cresciute attorno alla Chiesa e affidò la stessa alla Guardia di Finanza.



Il vero merito della rinascita della Chiesa va però riconosciuto all’Architetto montaltese Giuseppe Sacconi, il quale si innamorò della struttura e decise di effettuare tutti i restauri necessari affinché la struttura tornasse all’antico splendore. Nel 1894 iniziarono i lavori per il primo restauro, ci vollero 40 anni per terminarli e per riaprire al culto la Chiesa. Altri lavori vennero effettuati tra il 1988 ed il 1995, sotto la vigilanza della Soprintendenza ai Beni Culturali di Ancona, nel 2002 invece si fecero degli scavi che portarono alla luce un antico cimitero, risalente al medioevo. La Chiesa grazie a questi interventi ha riacquistato splendore e accompagna i numerosi visitatori che vogliono vedere queste splendide terre.



Fonte immagini: Diego Baglieri da commons.wikimedia.org.


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