Santuario del Corpus Domini di Santa Caterina da Bologna

Storia:



Caterina de’Vigri (nota anche come Caterina da Bologna), fondò il Monastero e la Chiesa delle clarisse del Corpus Domini, il primo venne donato dal Cardinale Bessarione che concedette alla Santa e alle consorelle il Monastero di S. Cristoforo delle Muratelle, occupato precedentemente dai Frati di San Gerolamo. Mentre la costruzione della Chiesa risale al 1478, grazie alle erogazioni elargite da finanziamenti comunali e lasciti privati.



Santuario:



Costruito verso la fine del 15esimo secolo, periodo alla quale risale la magnifica facciata in stile rinascimentale, conobbe interventi di consolidamento e ammodernamento nel 1687, inoltre, venne riedificato da Gian Giacomo Monti per contenere un maggior numero di fedeli, lo stesso Monti si occupò anche di ricostruire la volta, facendone una più alta di 20 piedi rispetto alla precedente.



Successivamente, come richiedevano i dettami ecclesiastici dei tempi, il Santuario venne arricchito di stucchi e pitture ricchi di oro e colori, questi interventi furono ad opera di Marcantonio Franceschini, Luigi Quaini e Enrico Haffner.



Alla fine del 18esimo secolo, con l’arrivo nelle zone delle truppe napoleoniche, l’ordine delle Clarisse venne soppresso, mentre Chiesa e Convento conobbero la sconsacrazione. Nel 1861, dopo i moti della Restaurazione, le Suore Clarisse tornarono in possesso dei terreni e le Case dove la Chiese ed il Convento sorgevano.



Nel 1905 i rilievi ed i progetti del Comitato per Bologna storico-artistica e del restauratore felsineo Alfonso Rubbiani, permisero il restauro della facciata della Chiesa.



Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel bombardamento avvenuto il 5 ottobre 1943, la Chiesa ed il Monastero vennero danneggiati gravemente, a causa della vicinanza di un obiettivo militare strategico come la Caserma Cialdini. L’unica cosa che venne salvata fu il Corpo della Santa, riportato nella cappella verso la fine del conflitto, ma spostato dalle consorelle durante gli allarmi aerei per portarlo in salvo in un rifugio sotterraneo.



La Sovraintendenza nel frattempo si occupava della ricostruzione, compito reso difficile dal fatto che la gran parte dei muri e degli affreschi andarono perduti per sempre. Si utilizzarono le travi del tetto della navata per montare una solida impalcatura che ha permesso di salvare la cupola assieme all’affresco.



In seguito, venne affidata allo scultore centese Giovanni Vicini, la ricomposizione e la reintegrazione dei frammenti delle macerie, opera che richiese una grande pazienza e una discreta mole di tempo (16 mesi).



La Chiesa ospita una meravigliosa Cappella in stile barocco, contenente il corpo di Santa Caterina dissepolto miracolosamente incorrotto. 



 



Fonti immagini:



Lovio da commons.wikimedia.org


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