
Cantico di Tobia (Dal Libro di Tobia)
Benedetto Dio, che vive in eterno, il cui regno dura per tutti i secoli.
Egli flagella e compie misericordia, fa scendere negli abissi della terra e risale dagli inferi profondi,
nessuno puĂ² sfuggire alla sua mano.
Lodatelo, figli d’Israele, davanti alle genti,
perché egli vi ha dispersi tra loro.
LĂ ha manifestato la sua grandezza e davanti a ogni vivente esaltatelo.
Egli è il nostro Signore e Dio, egli è nostro Padre per tutti i secoli.
Egli vi flagella per le vostre iniquitĂ , ma avrĂ misericordia di voi tutti
e vi radunerĂ da tutte le genti tra le quali siete dispersi.
Se a lui vi convertirete con tutto il cuore e con tutta l’anima, facendo ciĂ² che è giusto davanti a lui,
allora si convertirĂ a voi e non nasconderĂ piĂ¹ da voi il suo volto.
Guardate dunque ciĂ² che ha fatto per voi e lodatelo a piena voce.
Benedite il Signore della giustizia ed esaltate il Re dei secoli.
Io nella terra della mia deportazione gli rendo lode
e manifesto la sua forza e la sua grandezza a un popolo di peccatori.
Convertitevi, peccatori, e fate ciĂ² che è giusto davanti a lui:
chi sa se vi amerĂ e vi userĂ misericordia?
Io esalterĂ² il mio Dio e l’anima mia esalterĂ il Re del cielo
e giubilerĂ per la sua grandezza.
Il Cantico di Tobia, contenuto nel tredicesimo capitolo del Libro di Tobia, rappresenta una delle espressioni piĂ¹ alte della letteratura sapienziale veterotestamentaria. Questo inno non è solo una preghiera di gratitudine individuale per la guarigione del patriarca Tobia, ma un solenne richiamo teologico rivolto a tutto il popolo d’Israele, disperso nell’esilio, affinchĂ© non perda mai la speranza nella fedeltĂ dell’Alleanza.
Da un punto di vista storico-esegetico, il testo si inserisce nel contesto della Diaspora, dove il tema della conversione (teshuvah) diventa il cardine della sopravvivenza spirituale. Tobia, superando la sofferenza personale della cecitĂ e la prova della povertĂ , assume il ruolo di profeta che annuncia la misericordia divina che supera la giustizia punitiva. La struttura stessa del cantico riflette un crescendo che parte dalla lode cosmica («Dio, che vive in eterno») per arrivare all’intimitĂ della conversione personale.
Una curiositĂ teologica di grande rilevanza è il legame tra questo cantico e il concetto di ‘Dio che flagella e risana’. Tobia anticipa la visione neotestamentaria in cui il dolore non è visto come una maledizione definitiva, ma come uno strumento pedagogico della Provvidenza. La liturgia cristiana, in particolare nella Liturgia delle Ore, attinge profondamente a questo testo, riconoscendovi un eco dell’insegnamento di Cristo sulla necessitĂ di volgere lo sguardo al Padre, specialmente nei momenti di ariditĂ spirituale e di allontanamento causato dal peccato.




