
Il 23 luglio Ravenna celebra Sant’Apollinare, il suo patrono e primo vescovo, una figura che da quasi duemila anni rappresenta il punto di riferimento spirituale della città. Anche nel 2026 la ricorrenza si rinnova con un ricco programma di celebrazioni religiose e iniziative culturali che richiamano fedeli, pellegrini e visitatori da tutta Italia, confermando il profondo legame tra Ravenna e il santo evangelizzatore che, secondo la tradizione, fu inviato da San Pietro ad annunciare il Vangelo in queste terre. La sua testimonianza di fede, culminata nel martirio, continua ancora oggi a essere un esempio di coraggio, dedizione e servizio alla Chiesa, rendendo la sua festa uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per la comunità ravennate.
Le celebrazioni del 2026 avranno il loro momento centrale il 23 luglio con le solenni liturgie dedicate al patrono nelle basiliche che custodiscono la memoria di Sant’Apollinare, in particolare nella splendida Basilica di Sant’Apollinare in Classe, patrimonio mondiale dell’UNESCO, dove fedeli e pellegrini si ritroveranno per la Santa Messa e per affidare al santo le proprie intenzioni di preghiera. La giornata sarà accompagnata anche da visite guidate ai monumenti cittadini, concerti, iniziative culturali e aperture straordinarie dei luoghi più significativi della storia religiosa di Ravenna, offrendo l’occasione di riscoprire il patrimonio artistico e spirituale legato al suo patrono.
Tra gli appuntamenti più attesi torna anche il tradizionale spettacolo pirotecnico del 22 luglio, vigilia della festa, quando il litorale ravennate si illuminerà con i Fuochi di Sant’Apollinare. Lo spettacolo, visibile da diversi punti della costa, rappresenta ormai una tradizione consolidata che ogni estate richiama migliaia di persone e apre simbolicamente le celebrazioni patronali, creando un suggestivo legame tra la città, il mare e il suo santo protettore.
La figura di Sant’Apollinare occupa un posto speciale nella storia della Chiesa. Originario, secondo la tradizione, di Antiochia di Siria, fu discepolo di San Pietro, che lo inviò a Ravenna come primo vescovo. Qui dedicò la propria vita all’evangelizzazione, affrontando persecuzioni e sofferenze senza mai rinunciare alla fede cristiana. La sua testimonianza contribuì alla nascita della comunità cristiana ravennate e rese la città uno dei più importanti centri del cristianesimo nei secoli successivi. Ancora oggi il suo nome è legato alle magnifiche basiliche di Sant’Apollinare Nuovo e Sant’Apollinare in Classe, celebri nel mondo per gli straordinari mosaici bizantini che raccontano la fede attraverso l’arte.
La festa di Sant’Apollinare continua così a essere molto più di una semplice ricorrenza patronale. È il momento in cui Ravenna riscopre le proprie radici cristiane e rende omaggio al vescovo che ha dato origine alla sua storia religiosa. Ogni anno la città si raccoglie in preghiera, ricordando che la vera eredità lasciata dal suo patrono non è soltanto quella custodita nei monumenti e nei mosaici, ma soprattutto l’invito a vivere il Vangelo con coraggio, speranza e spirito di servizio verso gli altri, valori che continuano a ispirare la comunità ravennate ancora oggi.




