La Macchina di Santa Rosa – Viterbo in festa!

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Il magnifico trasporto della Macchina di Santa Rosa è la festa più importante di Viterbo.

Il 29 agosto si è riunito il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal  Prefetto  di Viterbo  Dott. Nicolò Marcello D’Angelo, definendo gli ultimi dettagli per l’organizzazione del tradizionale “Trasporto della Macchina di Santa Rosa” durante la notte di domenica 3 settembre in occasione della commemorazione della Patrona di Viterbo.

La festa è dedicata alla patrona Santa Rosa, vissuta nel XIII secolo e la cui memoria viene annualmente rievocata dai viterbesi attraverso una celebrazione unica ed entusiasmante, caratteristica per la sua bellezza, grandiosità e trepidazione.

Quest’anno rispettando tutti le disposizioni ministeriali per la difesa contro gli atti terroristici, sarà interdetto il passaggio ad ogni mezzo con barriere passive, prevedendo in caso di emergenza vie di fuga su percorsi dedicati.

La “Macchina di Santa Rosa” è composta di una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata su di una infrastruttura interna in metallo e materiali leggeri. L’altezza è di  circa trenta metri ed un peso di circa cinque tonnellate.

Come da tradizione la sera del 3 settembre di ogni anno la struttura  viene innalzata e trasportata a spalla da un centinaio di uomini chiamati “Facchini”, i veri eroi della giornata che dal 1978 si riuniscono in sodalizio, fregiandosi del titolo di Cavalieri di S. Rosa e che trasportano fin dai primi anni le molteplici “macchine”.

La Macchina di Santa Rosa percorre così poco più di un chilometro, lungo le stradine e le piazze del centro di Viterbo, immersa  tra le anime della folla esaltata con l’animo trepidante per la gioia e la preoccupazione.

Le origini dell’antica Macchina risalgono al 1258, quando, per volontà papale di Alessandro IV, per ricordare la traslazione della Santa dalla Chiesa di S. Maria in Poggio al Santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre si decise di ripetere la processione trasportando la statua di Santa Rosa illuminata su un baldacchino.  La tradizione si protrasse nei secoli ed il baldacchino crebbe in dimensioni sempre di più, fino a diventare il modello attuale che dal 2015 si chiama “Gloria”.

Il trasporto della Macchina di Santa Rosa è stato dichiarato dall’Unesco  patrimonio immateriale dell’umanità.

Il 3 settembre è diventato nei secoli per i viterbesi una giorno molto particolare che attira migliaia di turisti, alcuni dei quali si avvicinano ai luoghi della processione fin dalle prime ore  della mattina.

I facchini sono vestiti nella proverbiale divisa bianca con fascia rossa alla vita, dove il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, ed il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo.

Dopo il consueto pranzo i facchini si recano in Comune per ricevere i saluti delle autorità cittadine, vanno in visita alle sette chiese del centro ed infine entrano in ritiro al convento dei cappuccini, dove il facchino capo assegna i compiti e detta le ultime indicazioni sul trasporto.

I facchini vengono suddivisi in varie categorie in ordine alla funzione della posizione che hanno e dei compiti che svolgono, i cosiddetti “ciuffi”, nome assegnato a causa del copricapo in cuoio che protegge la nuca agli uomini posizionati nelle nove file interne direttamente sotto la macchina, le “spallette” e le “stanghette”, questi facchini occupanti le file esterne, che andranno a posizionarsi ai lati, e anteriormente e posteriormente, si metteranno sotto gli assi posti alla base della Macchina agli ordini del  capo, obbedendo agli ordini: “Sotto col ciuffo e fermi!”, “Sollevate e fermi!” e quindi “Per Santa Rosa, avanti!”.

Riunitisi al Santuario di Santa Rosa partono intorno alle ore 20, percorrendo il tratto della Macchina, elogiati dalla popolazione, raggiungono la Chiesa di San Sisto, nei pressi di Porta Romana, vicino al punto da dove parte il trasporto della Macchina di Santa Rosa, (assemblata nei giorni precedenti).

Nel punto di partenza della Macchina viene impartita dal Vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli, la benedizione in “articulo mortis”che prepara i facchini ai sacrifici da affrontare ed ai pericoli da superare, sopportando per fede l’immane peso della Macchina di Santa Rosa”per tutto il percorso.

Quest’anno per compiere il grande sforzo e camminare per la ripida via in salita che porta al Santuario sono previste 7 soste. Il tratto viene percorso a passo veloce, con l’ausilio di corde anteriori corredate di travi chiamate “leve” che posteriormente spingono.

L’immane impresa si può dire conclusa trionfalmente quando dopo la salita una grande torcia splendente viene posata sui cavalletti di sostegno, ed i volti dei facchini tornano sorridenti e felici.

L’urna dove è posto il corpo della Santa Patrona viene esposta e visitata da migliaia di fedeli e la Macchina di Santa Rosa rimane esposta dal 3 settembre per alcuni giorni.

 

Autore: Franco Collodet

Sociologo e scrittore, studi specialistici in gestione delle politiche sociali. Studi specialistici in Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni, professore presso l’Istituto Volterra-Elia di Ancona. Master presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini. Esperto dei cammini religiosi in Europa e in Medio Oriente.