San Guido di Pomposa

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Guido degli Strambiati nacque nei pressi di Ravenna, a Casamari, tra il 965 e il 970, da una famiglia abbiente.

Si dedicò agli studi delle arti liberali finché il giorno della festa di S. Apollinare si spogliò dei suoi abiti per donarli ai poveri e vestito solo di un saio si recò come pellegrino a Roma; qui ricevette l’ordine sacerdotale e pensò di continuare il pellegrinaggio in Terra Santa. In realtà non realizzò mai questo desiderio e dopo aver trascorso alcuni anni a Roma, nel 998 decise di vivere come eremita sotto la guida dell’ex abate di Pomposa, Martino, il quale si era ritirato alla medesima condizione di vita solitaria abbandonando l’abbaziato del cenobio di Pomposa.

Il nuovo abate di Pomposa, riconoscendo le virtù di Guido, lo nominò priore di S. Severo a Ravenna. In seguito, dopo la morte di Martino e del suo successore (1008) fu eletto abate di Pomposa, alla cui guida rimase per circa 38 anni.

Nel 1001 l’imperatore Ottone III che si trovava sulla “strada del sale” che portava i pellegrini dall’Europa a Roma e in Terra Santa, si fermò a Pomposa ed emise una bolla che liberava il monastero dagli episcopati vicini, ponendolo unicamente sotto il potere del papa e dell’imperatore.

Sotto la direzione di Guido, il monastero vide l’ingresso di molti monaci e ricevette numerose donazioni, così da permettere i lavori di ampliamento del complesso abbaziale per accogliere i novizi; infatti molti pellegrini, più o meno ricchi, sostavano nell’abbazia e lasciano spesso doni importanti. Uno dei monaci presenti a Pomposa nel 1013 era Guido d’Arezzo, l’inventore della notazione musicale e del pentagramma, che fu costretto a lasciare Pomposa circa dieci anni dopo, sebbene l’abate fosse un grande sostenitore delle sue teorie (vi ritornerà implorato da Guido il quale chiederà perdono per aver ceduto alle invidie dei monaci).

L’estensione dei possedimenti di Pomposa preoccupò molto i feudatari vicini, al punto che nel 1025 l’arcivescovo di Ravenna Eriberto mosse le sue truppe contro l’abbazia per distruggerla. All’arrivo dei militari Guido conciliò pacificamente, con un successo tale da concordare con il vescovo il restauro, l’ampliamento e la riconsacrazione della chiesa per l’anno successivo.

Governò il monastero promuovendo l’osservanza fedele della regola ed elevandolo ad una profonda spiritualità, riuscendo a conciliare la vita cenobitica con quella eremitica (Ordo Pomposianus) secondo lo stile di San Romualdo (che era anche consigliere di Ottone III) e collaborando alla riforma ecclesiastica con il monaco san Pier Damiani (chiamato nel 1040 per istruire i monaci sulla corretta vita religiosa) e con il nuovo arcivescovo di Ravenna Gebeardo.

Questo amore per la perfezione provocò la ribellione di alcuni monaci che convinsero il vescovo a deporlo; Guido accettò questa umiliazione combattendo con le armi del digiuno e della preghiera. Quando il presule giunse al monastero per la destituzione, vista la sua umiltà e la sua fede, ne confermò la guida del monastero.

Nel 1046 l’Imperatore di Germania Enrico III, per la stima e la fama che aveva di Guido, lo invitò a partecipare al sinodo convocato a Pavia subito dopo l’incoronazione avvenuta a Roma. L’abate partì (dicendo addio alla comunità e profetizzando il fatto che non lo avrebbero più visto); viaggiando a piedi o su di un mulo, fu colto da una febbre violenta e dovette fermarsi a Borgo S. Donnino (l’attuale Fidenza) dove morì il 31 marzo.

L’Imperatore, che aveva saputo della grazia delle guarigioni operate da Guido e della fama di santità di cui godeva, ne fece traslare il corpo nella chiesa di San Giovanni a Spira (Germania) dove tutt’ora riposa nella chiesa a lui intitolata; solo nel 1755 i monaci di Pomposa ne ottennero alcune reliquie; nel 2000, in occasione del Giubileo, la diocesi tedesca fece dono di un’altra importante reliquia alla diocesi di Ferrara-Comacchio.

A Spira il Santo viene ricordato il 4 maggio, nel giorno in cui la salma giunse in Germania.

Autore: Vera De Dominicis

Nata ad Ancona, sposata e mamma di tre figli. Laurea di Magistero presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Lumen Gentium" di Ancona, insegna Religione Cattolica alle superiori. Catechista, segue il suo percorso di fede nel Cammino Neocatecumenale, assieme al marito.