L’Occhio luminoso di Sant’Urbano, il Fascio di luce ad Apiro il 25 maggio

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Apiro, un incantevole borgo situato nelle Marche, si distingue non solo per la sua bellezza paesaggistica e il suo ricco patrimonio culturale, ma anche per la profonda devozione a Sant’Urbano, il suo patrono. Ogni anno, il 25 maggio, la comunità si riunisce per celebrare la festa di Sant’Urbano, una ricorrenza che mescola tradizione religiosa, storia e cultura locale.

Storia di Sant’Urbano

Sant’Urbano, noto anche come Papa Urbano I, fu il 17° vescovo di Roma, eletto nel 222 d.C. durante l’impero di Alessandro Severo. Il suo pontificato, che durò fino al 230 d.C., fu segnato dalla promozione della pace e dall’attenzione verso le comunità cristiane. Secondo la tradizione, Urbano fu un fervente sostenitore della fede cristiana e lavorò per consolidare la Chiesa in un periodo di relativa tranquillità rispetto alle precedenti persecuzioni.

Nonostante la scarsità di dettagli storici concreti sulla sua vita, Sant’Urbano è ricordato come un pastore devoto e un leader spirituale carismatico. La sua figura è avvolta da un alone di leggenda che ha contribuito a far crescere la sua venerazione nel corso dei secoli.

La devozione ad Apiro

La devozione a Sant’Urbano ad Apiro risale a tempi antichi. Si narra che il santo abbia protetto il borgo in numerose occasioni, diventando così una figura simbolica di protezione e guida spirituale per gli abitanti. La chiesa principale di Apiro, dedicata proprio a Sant’Urbano, è il centro delle celebrazioni annuali.

Il fascio di luce:

Una delle caratteristiche più affascinanti della Chiesa di Sant’Urbano ad Apiro è il fenomeno conosciuto come “l’occhio luminoso”. Ogni 25 maggio e 19 luglio, verso le 7 del mattino, un fascio di luce penetra da un piccolo foro sopra l’altare e si fa strada nel buio della navata, alla ricerca di un cerchio scolpito nella parete opposta. Questo momento suggestivo, dove la penombra si fonde con l’odore dell’incenso e il silenzio della navata è rotto solo dalle note delle lodi mattutine, è un esempio straordinario dell’unione tra simbologia religiosa e astronomia.

Il cerchio scolpito rappresenta, secondo la simbologia cristiana, l’ostensorio, mentre il fascio luminoso che lo colpisce simboleggia l’eucarestia. Toccare il cerchio luminoso è considerato un gesto che porta fortuna e salute, secondo le credenze locali. Questo fenomeno naturale è diventato un vero e proprio evento sociale, che riunisce decine di persone nella piccola abbazia per assistere a questo spettacolo unico.

Le celebrazioni del 25 maggio

Il 25 maggio, Apiro si anima con una serie di eventi religiosi e festeggiamenti popolari in onore di Sant’Urbano. Le celebrazioni iniziano con una solenne messa nella chiesa del santo, seguita da una processione per le vie del borgo. La statua di Sant’Urbano viene portata in processione, accompagnata da preghiere, canti e la partecipazione devota della comunità.

Durante la giornata, il paese si riempie di bancarelle, musica e spettacoli, creando un’atmosfera festosa che coinvolge residenti e visitatori. Le strade di Apiro si riempiono di colori e profumi, con i prodotti tipici locali e le specialità gastronomiche che fanno da cornice ai festeggiamenti.

Un momento particolarmente atteso è la benedizione dei campi, un rito tradizionale che invoca la protezione del santo sui raccolti e sulle attività agricole del territorio. Questo gesto simboleggia l’importanza dell’agricoltura per la comunità e il legame profondo tra fede e vita quotidiana.

Significato e tradizione

La festa di Sant’Urbano non è solo un evento religioso, ma rappresenta anche un’occasione di coesione sociale e di valorizzazione delle tradizioni locali. È un momento in cui la comunità si ritrova, rafforzando i legami di appartenenza e trasmettendo alle nuove generazioni il patrimonio di fede e cultura che caratterizza Apiro.

In un mondo sempre più globalizzato, queste celebrazioni assumono un valore particolare, preservando le radici culturali e spirituali di un territorio. La festa di Sant’Urbano ad Apiro è un esempio eloquente di come la fede possa essere un collante sociale e un motore di identità collettiva.

Autore: Redazione