Ad Arezzo basta dire “Madonna del Conforto” e succede una cosa particolare: la città capisce subito, senza bisogno di spiegazioni. È una di quelle devozioni che non restano chiuse nelle chiese o nei libri di storia, ma entrano nel linguaggio quotidiano, nei ricordi di famiglia, nelle abitudini di chi ci è cresciuto. La ricorrenza si celebra ogni anno il 15 febbraio, e non è solo una data sul calendario: è un momento in cui Arezzo si ritrova, si raccoglie e, in un certo senso, si racconta. Perché questa festa non nasce da un’idea astratta, ma da un’esperienza concreta di paura e di protezione, legata alla tradizione del 1796, quando una serie di terremoti stava mettendo in ginocchio la popolazione e un’immagine della Madonna, secondo la memoria cittadina, si illuminò improvvisamente come segno di vicinanza e di consolazione. Da lì, la devozione si è radicata fino a diventare una delle più forti identità spirituali di Arezzo. E la cosa interessante è che, anche oggi, quel messaggio non ha perso forza: cambia il contesto, cambiano le paure, ma resta lo stesso bisogno umano di essere sostenuti. Il nome stesso “Conforto” è quasi una piccola lezione: non parla di potere, non parla di trionfo, non parla di successo. Parla di cura. E in questo tempo qui, dove spesso si è costretti a mostrarsi sempre efficienti, sempre pronti, sempre “a posto”, la parola conforto è un balsamo e insieme una provocazione: ci ricorda che la fragilità non è una colpa e che chiedere aiuto non è una sconfitta. La festa del 15 febbraio, quindi, non è soltanto memoria: è attualità. Perché i terremoti, oggi, non sono solo quelli della terra. Sono quelli interiori, familiari, economici, emotivi. Sono le scosse improvvise che arrivano quando non te le aspetti: una diagnosi, un lutto, una separazione, un figlio che sta male, un lavoro che manca, una paura che ti mangia il sonno. E allora capisci perché Arezzo continua a tornare lì, davanti alla Madonna del Conforto: non per “fuggire” dalla realtà, ma per reggerla. Perché la fede, nella sua forma più vera, non è una magia che cancella i problemi, ma una presenza che ti aiuta a non spezzarti. Dentro questa festa c’è anche un’altra cosa bellissima e molto cristiana: il conforto non è mai solo per sé. Chi si sente consolato, prima o poi, impara anche a consolare. E questo è il punto che rende la ricorrenza così forte: non è solo devozione privata, è un invito a diventare comunità, a guardare chi è più fragile, a non lasciare indietro chi si sente solo. Il 15 febbraio, ad Arezzo, la Madonna del Conforto diventa così un segno concreto: una Madre che accompagna, una città che si stringe, una fede che non fa rumore ma resta. E forse è proprio questo il senso più profondo della festa: ricordare che, quando la vita trema, il cuore può comunque trovare un appoggio.
Madonna del Conforto: Arezzo e la festa del 15 febbraio, tra fede e bisogno di speranza
15 Febbraio 2026 Pubblicato in Approfondimenti, Eventi, News, Ricorrenze Religiose


