Pietro, la roccia e la promessa: il 22 febbraio della Chiesa

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Il 22 febbraio la Chiesa celebra la Festa della Cattedra di San Pietro, una ricorrenza dal nome particolare, quasi “strano” a un primo ascolto, ma in realtà tra le più dense di significato cristiano. Non si festeggia una cattedra come oggetto, né un trono di potere: si celebra ciò che essa rappresenta, cioè la missione affidata da Cristo a Pietro e, attraverso Pietro, la responsabilità di custodire l’unità della Chiesa, confermare i fratelli nella fede e mantenere vivo il legame con il Vangelo.

La parola “cattedra” viene dal latino cathedra e indica la sede del vescovo, il segno visibile di un servizio: quello di insegnare, guidare e pascere il popolo di Dio. Per questo la festa non è un elogio dell’autorità, ma un invito a riscoprire la natura autentica della guida cristiana, che nel Vangelo è sempre legata al dono di sé. Gesù non affida a Pietro un privilegio comodo, ma un compito esigente: essere roccia non per durezza, ma per fedeltà; essere punto di riferimento non per dominare, ma per sostenere.

In questa prospettiva, la Cattedra di San Pietro diventa un’immagine molto concreta: in un mondo dove tutto cambia in fretta, dove spesso anche le parole sembrano perdere significato, la Chiesa ricorda che la fede non è una moda, ma una promessa. Pietro, con i suoi limiti evidenti, con le sue paure e perfino con il suo rinnegamento, è la prova vivente che Dio non costruisce la storia della salvezza scegliendo persone perfette, ma persone reali. È proprio questo il punto più cristiano e più sorprendente: Cristo affida le chiavi a un uomo fragile, perché sia chiaro che la forza della Chiesa non sta nell’eroismo umano, ma nella grazia.

Il 22 febbraio porta quindi con sé un messaggio che è insieme spirituale e attuale: la fede non è un’opinione privata, e la comunità cristiana non è un gruppo senza guida. La figura di Pietro, e il ministero che continua nel Papa, ricorda che il cristianesimo è una casa con fondamenta, non un sentimento vago. E quelle fondamenta non sono ideologie o strategie, ma una Persona: Cristo. Quando Gesù dice a Pietro “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”, non sta annunciando un progetto politico, ma un mistero: una comunità che attraversa i secoli non perché è impeccabile, ma perché è sostenuta da Dio.

La festa della Cattedra di San Pietro, inoltre, invita a guardare la Chiesa con uno sguardo più maturo: non come un’istituzione distante, ma come una realtà viva, fatta di persone, ferite, ripartenze e conversioni. Pietro non è il simbolo di chi non sbaglia mai; è il simbolo di chi, pur cadendo, si lascia rialzare. E questa è una notizia bellissima per chiunque: perché significa che la fede cristiana non è riservata ai “forti”, ma è aperta a chi riconosce la propria povertà e continua a fidarsi.

Celebrando il 22 febbraio, la Chiesa non fa nostalgia del passato, ma rinnova una certezza: Cristo continua a prendersi cura del suo popolo. La cattedra, allora, non è un segno di distanza, ma un segno di responsabilità. È la memoria di un compito che non nasce dal potere, ma dall’amore. Ed è anche un richiamo per ogni cristiano: se Pietro è chiamato a confermare i fratelli, allora ciascuno, nel proprio piccolo, è chiamato a sostenere, incoraggiare, unire, custodire.

In fondo, questa festa dice una cosa semplice e fortissima: la Chiesa non è perfetta, ma è guidata; non è immune dalle tempeste, ma non è abbandonata; non è un edificio immobile, ma una storia che cammina. E il 22 febbraio diventa così un giorno per ringraziare, per pregare, e per ricordare che la fede cristiana, quando è autentica, non divide e non schiaccia: costruisce, raduna, rialza e conduce.

Autore: Redazione

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