San Gabriele dell’Addolorata, il santo della gioia

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Gabriele nasce ad Assisi (Pg) nel 1838 e viene battezzato con il primo nome di Francesco.

Nel 1841 la famiglia si trasferisce a Spoleto sempre in provincia di Perugia e l’anno successivo sua mamma muore di meningite. Nel 1844 inizia le scuole elementari presso i fratelli delle scuole cristiane e poi gli studi secondari presso il collegio dei gesuiti. Nel frattempo riceve anche i sacramenti della cresima e della comunione.

Dopo la morte del fratello Lorenzo e della sorella Maria Luisa nel 1856 decide di entrare tra i passionisti a Morrovalle in provincia di Macerata con il nome di Gabriele dell’Addolorata.

Nel 1857 si consacra a Gesù Crocifisso: “ il Crocifisso sarà il suo punto di riferimento, la passione di Gesù sarà la sua passione, la stoltezza e la debolezza della croce saranno per lui sapienza e forza. Dirà a tutti che la passione di Gesù è la più stupenda opera dell’amore di Dio”. (sangabriele.org).

Nel 1859 si trasferisce in un convento sul Gran Sasso a Teramo e nel maggio del 1861, a Penne, riceve gli ordini Minori preparatori al sacerdozio ma nell’estate si ammala di tisi tubercolare.

Muore il 27 febbraio del 1862 confortato dalla visione della Madonna.

Nel 1908 è proclamato beato da San Pio X e il 13 maggio del 1920 viene dichiarato santo da Papa Benedetto XV. San Gabriele è compatrono della gioventù cattolica italiana e patrono d’Abruzzo. Nel 1970 inizia la costruzione della chiesa di Isola di Gran Sasso che diventa santuario e viene visitato da Giovanni Paolo II nel 1985. Nel 2014 si celebra la consacrazione del nuovo santuario che ancora oggi è tra i più conosciuti in Italia ed in Europa e tra i più frequentati al mondo.

Gabriele era un ragazzo socievole, sveglio e intelligente e pieno di opportunità offerte da una vita agiata, nonostante questo non si vergognava di andare in chiesa e di pregare. Anzi, si ritirò in convento all’età di 18 anni per diventare religioso passionista. Gabriele conobbe sin da giovanissimo la sofferenza soprattutto a causa della morte della madre e poi dei suoi fratelli.

Egli crebbe con il pensiero di avere anche un’altra mamma in cielo, la Vergine Maria.

Si comprende, così, la devozione alla Vergine che accompagnò la vita di questo giovane ragazzo. Entrato in noviziato dai Passionisti sceglie il nome religioso di Gabriele dell’Addolorata e in convento segue una vita di penitenza e una formazione spirituale centrata sulla meditazione della Passione di Cristo. “Non gli fanno certo paura le lunghe ore di preghiera, le penitenze e i digiuni, perché ha trovato quello che cercava: Dio che gli riempie il cuore di gioia. Lo scrive subito al papà: «La mia vita è una continua gioia…La contentezza che io provo è quasi indicibile…Non cambierei un quarto d’ora di questa vita»”.

San Gabriele dell’Addolorata ci offre un modello di santità giovane e coraggiosa, un aiuto alla crescita umana e spirituale di tutti e dei più piccoli, non a caso, egli è compatrono dei giovani.

Tra le testimonianze della sua intercessione colpisce quella di un giovane di 35 anni malato e guarito senza assumere farmaci in seguito ad un sogno in cui un ragazzo sconosciuto gli dice che le sue sofferenze sarebbero finite presto. In seguito, entrando in una libreria cattolica, in un’illustrazione riconobbe nel volto di quel giovane sconosciuto quello di San Gabriele dell’Addolorata che gli era apparso in sogno.

I passionisti, la congregazione a cui il santo apparteneva, pongono a fondamento della loro vita e del loro apostolato la Passione di Gesù Cristo. Come disse il fondatore Paolo della Croce: “Ci dedichiamo a fare memoria delle sofferenze di Gesù e a promuovere, nei cuori della gente, una vera spiritualità della passione”.

 

 

 

 

 

 

Autore: Ilaria Crocioni

Nata a Torino, Laureata in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Torino. Specializzazione in Direzione delle Imprese. Già assistente di stage giornalista Rai per la sede di NYC. Studiosa in Scienze religiose.