Basilica di Sant'Andrea - Mantova

Storia



La Basilica di Sant’Andrea di Mantova è la più grande chiesa della zona, la città è particolarmente legata alla struttura, in quanto la crescita della stessa è stata anche influenzata dalla presenza di un così importante luogo di culto.



La genesi dell’edificio ha origini particolarmente remote, in quanto un primo edificio di foggia preromanica risale alla prima metà dell’Anno Mille, in seguito alla forte volontà della Reggente di Toscana, Beatrice di Lotaringia.



La donna, madre di Matilde di Canossa, volle la costruzione dell’edificio, in seguito al rinvenimento di una reliquia contenente il sangue di Gesù Cristo, quest’ultima portata dal soldato romano Longino (colui che si narra abbia trafitto Gesù con una lancia, al fine di verificarne la morte). Una seconda reliquia venne ritrovata nell’anno 1049, si decise così di ricostruire il monastero benedettino, posto nelle vicinanze dell’oratorio.



I lavori di ristrutturazione completa della Basilica iniziarono nel 1472, quando la città lombarda era sotto l’egida della famiglia Gonzaga, il progetto era invece del noto architetto e erudito genovese Leon Battista Alberti. Gli stessi proseguirono sino alla morte dell’Alberti, poi vennero continuati ed interrotti svariate volte, alcuni storici dibattono sul fatto che la facciata si discosti dal progetto originale, sicuro è il fatto che venne rimaneggiato, in quanto i lavori terminarono nel 18esimo secolo, quindi gli stili e le mode architettoniche sono abilmente mescolate in questa mirabile Basilica.



Struttura



Il progetto di Leon Battista Alberti per il suo progetto si ispirò al Tempio Etrusco descritto dall’architetto e storico romano Marco Vitruvio Pollione. La facciata si ispira ad un altro esempio della grandiosità architettonica di epoca romana, parliamo dell’Arco di Traiano ad Ancona.



La bravura dell’Alberti si nota anche nell’utilizzo delle paraste, si tratta difatti di un elemento architettonico che somiglia alle lesene, ma contrariamente all’effetto decorativo di quest’ultime, la parasta ha anche la funzione di sostegno. Questa soluzione è stata rinominata come Ordine Gigante.



Altro elemento di grande importanza e innovazione è la presenza del cosiddetto “ombrellone” si tratta di un secondo arco superiore oltre il timpano. Tale elemento ritenuto non conforme al progetto albertiano ha rischiato la demolizione.



Passando all’interno, si nota che la pianta della Basilica è a croce latina. La presenza di una grande navata unica è sicuramente dovuta al fatto che vi era il bisogno di un grande spazio per ospitare la grande massa di fedeli che avrebbero dovuto assistere all’ostensione della reliquia contenente il sangue del Cristo.



Tra le varie cappelle che circondano la navata è presente quella dedicata a San Longino, il soldato romano che comprese “troppo tardi” che Gesù era il vero figlio di Dio esclamando secondo le scritture dell’Apostolo Matteo “vere iste Filius Dei erat “. Altra cappella degna di nota è quella che ospita i resti del celebre artista veneto Andrea Mantegna, al suo interno è possibile ammirare il dipinto raffigurante il “Battesimo di Cristo”, dipinto presumibilmente completato dal figlio Francesco, in quanto alla morte del padre l’opera era incompleta. Altro dipinto presente all’interno della cappella funeraria del Mantegna è quello raffigurante la “Sacra Famiglia e famiglia del Battista”.



Verso la fine del 16esimo secolo, venne realizzata una cripta attorniata da un colonnato ottagonale, la cui funzione principale era quella di accogliere la reliquia contenente il sangue del Cristo e le cripte della famiglia Gonzaga, queste ultime però non vennero mai realizzate.



Nonostante ciò, alcuni membri della famiglia Gonzaga sono sepolti all’interno della Basilica, come:



Federico I Gonzaga (1484),



Eleonora de’ Medici (moglie di Vincenzo I Gonzaga, deceduta nel 1611),



Vincenzo I Gonzaga (1612),



Eleonora Gonzaga (1612),



Ludovico Gonzaga (1612),



Ferdinando Gonzaga (1626).



La Basilica ospita inoltre un pregiato organo a canne, risalente alla prima metà del 19esimo secolo (1850), costruito dalla Fabbrica Nazionale Priviligiata d’Organi Fratelli Serassi di Bergamo, questi artisti hanno portato i frutti della loro sapienza in molti edifici religiosi di tutta Italia, prevalentemente al nord.



Fonti Immagini: Massimo Telò, Tango7174, Giovanni Bufalo da commons.wikimedia.com


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