Convento della Santissima Trinità (Convento dei Baronissi) - Giffoni Valle Piana

Storia



Il Convento della Santissima Trinità è posto in cima ad una piccola collina al centro del Comune campano di Baronissi. Regna ancora l’incertezza per quanto riguarda la data di fondazione della struttura. Padre Niccolò Gasparino da Spinazzola narra che il Convento della Santissima Trinità venne fondato dal Beato Simone d’Assisi, attorno al 1212.



La presenza di Convento e Chiesa viene comunque confermata attorno al 15esimo secolo, la certezza deriva dal fatto che in quell’epoca in quanto nel 1449 abitavano all’interno della struttura i Padri Osservanti. Ciò fa desumere che all’epoca era già presente e pienamente operativo.



Un terribile incendiò colpì la chiesa nel 1532, alcuni danni vennero riportati nel soffitto e negli arredi, si presume che l’incendio ebbe ripercussione anche nei periodi successivi, in quanto durante il ‘700 si resero necessari lavori di ristrutturazione e rinforzo dell’ala est.



Dalla prima metà del 17esimo secolo vennero inaugurati i lavori di ampliamento del Convento, durati poco meno di un ventennio (1644-1660).



Il refettorio venne invece terminato nel 1681, come mostrato dall’affresco di Francesco e Angelo Solimena, durante lo stesso periodo il Convento ospitava un’infermeria che divenne in poco tempo luogo di ricovero per frati provenienti da altri Conventi.



Una delle attività primarie svolte all’interno della struttura è quelle inerenti la lana. Si parla per la prima volta di un lanificio nel 1621, l’attività si dimostrava florida e produttiva. Un paio di secoli dopo, si decise di acquistare delle attrezzature per filatura e cardatura. Purtroppo la soppressione degli ordini ecclesiastici portò alla perdita di tutti i macchinari e alla cessazione dell’attività.



Ulteriori lavori si resero necessari durante la metà del 18esimo secolo al fine di evitare la caduta in rovina della struttura.



Il Convento subì nel 1866 alcuni bizzarri passaggi di proprietà, difatti il Comune di Baronissi lo concesse al Liceo di Salerno, che a sua volta lo cedette al Comune stesso.



Per rientrare in possesso del Convento i Frati dovettero attendere fino al 1892, quando il Comune effettuò la cessione al costo di 18mila lire. Dopo la riapertura, all’interno del convento venne ospitato il Chiericato di Filosofia e Teologia, tale attività durò un decennio, prima dell’istituzione del Collegio Serafico. La lunga e travagliata storia della struttura continua durante il Primo Conflitto Mondiale, difatti il Convento venne occupato dalle autorità militari e riservato ad “ospitare” i prigionieri di guerra. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu ritrovo dei militari tedeschi e proprio per questa ragione il Convento venne attaccato dall’esercito statunitense. Qualche anno dopo il termine del Secondo Conflitto Mondiale, iniziarono i lavori di sopraelevazione della struttura, terminati in pochi anni. I nuovi locali ottenuti furono particolarmente utili nel 1980, quando un terremoto colpì la zona e divenne sede temporanea del Comune di Baronissi.



Il Convento oltre ad essere un centro religioso di primaria importanza, ospita il Museo dell’Opera del Convento, che periodicamente mostra dipinti provenienti da altri conventi. È anche sede della Biblioteca Comunale dedicata Giuseppe “Peppino” Impastato, noto giornalista e attivista siciliano vittima delle attività criminose di Cosa Nostra. All’interno sono anche ospitati la Casa della Poesia ed il FRAC (Fondo Regionale d’Arte Contemporanea).



 



Struttura



La Chiesa all’interno del Convento possiede una pianta a croce latina. Appena entrati non si può non notare le vele che ospitano gli affreschi delle figure allegoriche (Muscia, Grazia, Anima e Armonia), tali affreschi sono opera del pittore fiscianese Michele Ricciardi, il quale ha arricchito il Convento con numerosi affreschi.



La navata è sovrastata da un soffitto in legno dipinto, ordinato dai signori locali Decio e Benedetto Farina nel 1695. I dipinti sono opera di Angelo Solimena e di Andrea Miglionico.



L’immagine raffigurante la Madonna dell’Arco (1652) è invece opera di Padre Diego Campanile da Sanseverino iuniore. Durante gli anni schiere di fedeli si recavano per ammirare la miracolosa opera, tanto da essere arricchita con gioielli e stucchi.



Al Ricciardi si devono una serie di opere che rendono questa Chiesa un piccolo scrigno ricco di arte, al pittore salernitano appartengono la Gloria dell’Immacolata, che è possibile ammirare osservando la volta a botte. Quest’ultimo affresco è ritenuto uno dei più belli mai dipinti dal Ricciardi. Una serie di interventi errati portarono alla sostituzione nel 1953 del meraviglioso pavimento settecentesco con delle piastrelle di cemento, vennero eliminate o spostate varie tombe ed epigrafi, fu perfino murata la finestra ornamentale arricchita con vetri policromi, coprendo alcuni affreschi di Michele Ricciardi.



La biblioteca del Convento custodisce oltre 10mila volumi, purtroppo durante la soppressione del 1866, perse quasi tutti i volumi al suo interno, trasferiti alla biblioteca provinciale di Salerno. Nonostante queste privazioni, sono ancora presenti preziosissimi volumi, tra cui scritti liturgici di Padre Bernardino da Borgo San Lorenzo e di Padre Bernardo da Rometta, quest’ultimo è stato un vero artista dei manoscritti miniati. Alcuni di queste opere letterarie ed artistiche sono state recuperate grazie agli sforzi di Fra Generoso di Muro, il quale durante i difficili anni del Secondo dopoguerra ha profuso tutto il suo impegno per la nobile causa.



Fonti Immagini: Petrusantonius da commons.wikimedia.org


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