A 500 ANNI DELLA RIFORMA DELLA CHIESA INIZIATA DA MARTIN LUTERO (1517)

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A  500 ANNI DELLA RIFORMA DELLA CHIESA  INIZIATA  DA  MARTIN  LUTERO (1517)

QUALI DOTTRINE HANNO IN COMUNE CATTOLICI ROMANI ED EVANGELICI LUTERANI?

Tutti ricordano la commemorazione ufficiale dell’5° centenario dell’avvio della Riforma protestante celebrata a Lund in Svezia  il 31.10.16 da papa Francesco e dal capo della Federazione mondiale delle chiese luterane durante una commovente liturgia della Parola. Ma per comprendere il senso di quel gesto è necessario ritornare al documento comune che già da tre anni ha preparato questo evento: “Dal conflitto alla comunione”(2013).

La commemorazione comune tra cattolici e luterani di questo anno 2017 non ha per oggetto la divisione della chiesa occidentale in due confessioni diverse, ma le due riforme della chiesa, quella luterana prima e poi quella cattolico-romana, che si sono attuate sotto lo stimolo dei riformatori evangelici a partire dalla data convenzionale del 1517. Infatti nessuno dei due soggetti ecclesiali si è mai proposto la creazione di una chiesa cristiana separata dalle altre, ma semplicemente riformata in senso autenticamente cattolico. Il conflitto avvenne in nome di una cattolicità più genuina, essenziale, fedele alla Parola di Dio e alle tradizioni originarie della chiesa, dopo gli abusi medievali. In particolare le chiese evangeliche luterane intendono essere e sono un modello riformato di chiesa cattolica occidentale, e come tale nata non dalla Riforma, ma dall’annuncio degli apostoli a pentecoste!

La commemorazione comune della Riforma o delle riforme  ecclesiali del 1500 in questo 2017 è fondata sull’appartenenza comune all’unico Corpo di Cristo grazie al battesimo trinitario. Da qui nasce l’impegno della ricerca di una unità sempre più piena e visibile!

Il documento comune “Dal conflitto alla comunione” si propone di:

A/ purificare le memorie degli avvenimenti conflittuali della Riforma di Lutero (parte 3°: rilettura concordata e comune della  storia della riforma evangelica e di quella cattolica)

B/ verificare le questioni teologiche sulle quali ormai esiste unità in una diversità riconciliata e quelle sulle quali l’unità non esiste ancora,

C/ concordare quali nuovi passi avanti sono possibili verso l’unità piena e visibile. 

Analizzo  qui il secondo punto, sul quale il documento si sofferma maggiormente. In questo primo articolo ricordo le quattro grandi questioni teologiche sulle quali già esiste unità in una diversità riconciliata:

1/ La giustificazione  gratuita dell’uomo, necessariamente peccatore, mediante la sola fede, senza opere meritorie (solo Cristo ha potuto meritare la salvezza per tutti). Fede donata dallo Spirito insieme alla forza di  opere di riconoscenza e di obbedienza alla volontà di Dio.

2/ Battesimo come fondamento della pari dignità  e della vocazione sacerdotale, profetica e regale di ogni membro del popolo di Dio che è la chiesa.

3/ Rapporto di reciproca implicazione tra Parola di Dio contenuta nella Bibbia e tradizione ecclesiale. Nessuna delle due ha senso senza l’altra. Il magistero ecclesiale dei vescovi e del papa è a servizio della Parola, né può contraddirla o monopolizzarla.

4/ La messa o cena del Signore non è ripetizione o completamento dell’unico sacrificio di Cristo sulla croce, ma memoriale che rende quest’ultimo presente ed efficace nei fedeli. La Santa Cena è dono e promessa di salvezza da parte di Cristo che muore e risorge, ma anche offerta di se stessi e di sacrifici di lode da parte dei fedeli. Cristo risorto è interamente presente nel pane e nel vino eucaristici (posizione analoga a quella delle chiese orientali ortodosse).

Nel prossimo articolo vedremo invece le due questioni dottrinali che ancora ci separano, cioè la dottrina della chiesa e quella del relativo ministero ordinato.