11 febbraio: Lourdes, la memoria della speranza e la Giornata del malato

di Pubblicato in Approfondimenti, Eventi, News, Ricorrenze Religiose


L’11 febbraio non è una data qualunque, perché porta con sé un nome che, anche solo pronunciato, sembra già una preghiera: Lourdes. È il giorno in cui la Chiesa celebra la Memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, ricordando la prima apparizione avvenuta nel 1858, quando una ragazza fragile e sconosciuta, Bernadette Soubirous, vide alla Grotta di Massabielle una Signora vestita di bianco, luminosa e silenziosa, capace di parlare al cuore più di mille parole. Lourdes nasce così, da un incontro semplice e impossibile da spiegare con la sola logica, e proprio per questo è diventata un luogo che continua a toccare la vita di milioni di persone, anno dopo anno, generazione dopo generazione. Lourdes è il santuario dove si va con una domanda, spesso con un peso, a volte con una ferita, e dove si impara che la speranza non è una frase fatta, ma un respiro che torna quando pensavi di averlo perso. Chiunque abbia visto Lourdes almeno una volta racconta una cosa che colpisce sempre: lì la sofferenza non è nascosta, non è messa da parte, non è un argomento scomodo. Al contrario, la fragilità è accolta, rispettata, abbracciata, perché a Lourdes il dolore non è mai considerato uno scandalo, ma una realtà umana che può essere abitata dalla fede e illuminata dalla presenza. Non è un caso che questo giorno coincida anche con la Giornata Mondiale del Malato, istituita da San Giovanni Paolo II, come se la Chiesa volesse dirci con delicatezza ma con forza che la malattia, la fatica, la paura e la solitudine non devono essere vissute ai margini, ma al centro della nostra attenzione e della nostra carità. Lourdes, in questo senso, non è soltanto un luogo di miracoli, ma un luogo di verità: la verità di chi soffre e la verità di chi sceglie di restare accanto, senza scappare, senza voltarsi dall’altra parte. È un luogo che insegna che la guarigione non è sempre quella che immaginiamo, e che non sempre coincide con la scomparsa di un dolore fisico, perché spesso la guarigione più grande è quella che avviene dentro, quando il cuore smette di sentirsi solo, quando l’anima ritrova una direzione, quando una persona si sente finalmente guardata con amore e non con pietà. Lourdes è piena di sguardi, di silenzi, di mani che sostengono altre mani, di carrozzine spinte lentamente, di rosari sussurrati e di lacrime che non fanno vergogna. In mezzo a tutto questo c’è l’acqua, che non è solo un segno esteriore, ma un simbolo che parla profondamente: l’acqua che lava, l’acqua che rinfresca, l’acqua che richiama il battesimo, l’acqua che invita a ricominciare. Molti pellegrini, anche quelli che arrivano stanchi e pieni di domande, dicono che a Lourdes si respira un’aria diversa, come se la vita, pur rimanendo dura e imperfetta, fosse improvvisamente più abitabile, più dolce, più possibile. È questo, forse, il dono più grande di Lourdes: non la promessa di una magia, ma la certezza che l’amore di Dio non abbandona mai, soprattutto quando ci sentiamo più deboli. E poi c’è Bernadette, che resta una figura sorprendente proprio perché non era “importante” agli occhi del mondo: una ragazza povera, malata, spesso derisa e non creduta, eppure scelta per portare un messaggio che attraversa i secoli. Questo ci ricorda che la fede non nasce dall’apparenza o dal potere, ma dalla semplicità, e che Dio non cerca i perfetti, ma chi ha il cuore aperto. L’11 febbraio, quindi, non è soltanto una ricorrenza da calendario: è un invito. Un invito a pregare di più, sì, ma anche a guardare meglio chi ci sta accanto, soprattutto chi soffre. È un invito a riscoprire la compassione, che non è commiserazione, ma presenza concreta, attenzione, cura, ascolto. È un invito a non lasciare solo nessuno, perché tante persone vivono una malattia che non si vede, una stanchezza interiore, una tristezza che non riescono a raccontare. Lourdes ci insegna che la fede è una luce che non abbaglia, ma accompagna, e che la Madonna è davvero Madre quando non ci promette una strada senza croci, ma ci assicura che ogni croce può essere portata con qualcuno accanto. Celebrare Lourdes l’11 febbraio significa anche ricordare che ogni persona fragile è preziosa, che ogni malato è un volto da onorare e non da ignorare, che ogni sofferenza merita rispetto, e che la dignità non dipende dall’efficienza o dalla forza, ma dall’amore con cui siamo guardati. Lourdes, in fondo, è un luogo che continua a dire al mondo una frase semplice e potentissima: non avere paura. Anche quando il corpo cede, anche quando la vita sembra pesante, anche quando ti senti smarrito, anche quando pensi di non farcela, c’è una presenza che ti accompagna e una speranza che non muore. E forse è proprio questo il senso più profondo dell’11 febbraio: ricordare che la fede non elimina il dolore, ma lo attraversa, e che la speranza, come una piccola fiamma nella notte, può restare accesa anche quando tutto sembra buio.

Autore: Redazione

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