
Preghiera di accoglimento della sofferenza corporale – Santa Gemma Galgani
Mio Dio, voglio tutto quello che vuoi Tu.
Voglio soffrire perché Tu hai sofferto,
voglio soffrire per Te,
voglio soffrire per le anime che ti offendono,
voglio soffrire per i peccatori.
Mio Gesù, accogli questo mio povero cuore
e uniscilo alle Tue sofferenze.
Dammi la forza di portare la mia croce,
di amare la mia croce,
di santificare la mia croce.
La figura di Santa Gemma Galgani, mistica di Lucca vissuta a cavallo tra il XIX e il XX secolo, rappresenta una delle vette più elevate della spiritualità della croce nella Chiesa cattolica moderna. La preghiera di accoglimento della sofferenza corporale non è un esercizio di mero stoicismo o un morbosità doloristica, bensì il frutto maturo di un’intima e mistica unione con la Passione di Cristo. Gemma comprese, attraverso i suoi straordinari e dolorosi fenomeni mistici – tra cui le stimmate ricevute nel 1899 – che il dolore fisico e spirituale non è una condanna senza senso, ma lo spazio privilegiato in cui l’anima può cooperare attivamente alla redenzione del mondo, unendosi al sacrificio supremo del Calvario.
Dal punto di vista teologico, questa orazione affonda le sue radici nel concetto paolino del ‘completare in ciò che manca ai patimenti di Cristo’ (Coloss2, 24). Santa Gemma non cerca la sofferenza per se stessa, ma la accoglie unicamente per amore, mossa da una duplice urgenza: consolare il cuore di Gesù, ferito dai peccati dell’umanità, e offrire le proprie tribolazioni corporali come intercessione per la salvezza dei peccatori. È una preghiera che trasforma il letto di dolore in un altare e il corpo provato dalla malattia in un’offerta vivace, mostrando come la grazia possa elevare la fragilità umana fino ai confini della santità più sublime.
Curiosamente, questa preghiera riflette la brevità ma l’intensità folgorante della vita della Santa, spentasi a soli venticinque anni nel Sabato Santo del 1903. Gemma dettava o scriveva i suoi pensieri spirituali sotto la guida del suo direttore spirituale, il Venerabile Padre Germano di San Stanislao, il quale riconobbe subito in quella straordinaria capacità di abbracciare la croce il sigillo autentico dello Spirito Santo. Ancora oggi, questa supplica continua a risuonare come un faro luminoso per tutti i malati, i sofferenti e quanti attraversano prove corporali gravissime, offrendo una chiave di lettura soprannaturale per dare un senso redentivo al dolore umano.





