La Basilica Cattedrale Patriarcale di San Marco è in pericolo

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La Basilica Cattedrale Patriarcale di San Marco è ancora attaccata dall’acqua del mare. Dopo l’acqua alta dell’altro ieri  toccando un’altezza massima di 187 cm la Basilica di San Marco a Venezia, simbolo dell’arte veneta e della cristianità, è ancora a rischio. Il Consiglio dei Ministri ha decretato lo stato di emergenza.

La Basilica di San Marco, soprannominata la Chiesa d’Oro, per via  del tesoro di San Marco, dei mosaici ornati di pregio e dei maestosi elementi progettuali che resero l’edificio sacro il simbolo visibile della potenza e ricchezza acquisite dalla Serenissima, è ora in serio pericolo per l’enorme carico d’acqua del mare che si è riversato prima in Piazza San Marco poi all’interno della Basilica.

La preoccupazione per la Basilica deriva soprattutto per la  tenuta dell’ interno: una pianta a croce greca, con cinque cupole distribuite al centro e lungo gli assi della croce e raccordate da grandi archi. Le tre navate per braccio, sono divise da colonnati che confluiscono verso i massicci pilastri che sostengono le cupole, articolati a loro volta come il modulo principale: quattro supporti ai vertici di un quadrato, settori di raccordo voltati e parte centrale con cupoletta.

Cripta della Basilica di San Marco a Venezia

Oltre alla la struttura il motivo di maggiore preoccupazione è la cripta. La stima dei danni a Venezia è ingente non soltanto valutando i danni oggettivi ma anche per  il futuro della città.

Grande è il rammarico per il Mose, un progetto faraonico pensato per proteggere Venezia dal mare che ancora non si è concluso. Per cercare di risolvere la situazione è stato nominato un Super Commissario straordinario, Elisabetta  Spitz, un’architetta con un lungo curriculum alla guida  della macchina pubblica.

Per la protezione civile appare attualmente impossibile sollevare il Mose, anche parzialmente. Questa ipotesi era stata sollevata tempo addietro dall’ex provveditore alle Opere pubbliche, a riferirlo sono le fonti del Consorzio di Nuova Venezia, anche se questo non rientra nei compiti istituzionali del consorzio, attualmente commissariato, incaricato esclusivamente di mantenere la legalità e di completare l’opera ingegneristica.

 Attualmente, le parti munite di impianti definitivi per il sollevamento sono due: quella di Lido Treporti e quella di Chioggia. L’unica possibilità potrebbe essere quello di impartire un’ordine da un’autorità pubblica preposta, ad ogni modo, riferisce  il Consorzio di Nuova Venezia, il sollevamento di una parte delle dighe non ‘salverebbe’ la laguna da un’acqua alta eccezionale.

Autore: Franco Collodet

Sociologo e scrittore, studi specialistici in gestione delle politiche sociali. Studi specialistici in Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni, professore presso l’Istituto Volterra-Elia di Ancona. Master presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini. Esperto dei cammini religiosi in Europa e in Medio Oriente.