SAN VIGILIO “VINCERE SOCCOMBENDO”

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Trentino di origine romana, visse a cavallo fra il IV e V secolo, fu il terzo vescovo di Trento. Vigilio è il patrono del Trentino e dell’Alto Adige, fu colui che maggiormente contribuì all’evangelizzazione delle genti di quelle regioni.

Inviato ad approfondire gli studi ad Atene, quando fece ritorno a Trento divenne presto Vescovo, in età così giovane da costituire un’eccezione per quei tempi.

Il vescovo di Milano, Ambrogio, gli scrisse una lettera, tuttora conservata, nella quale lo invitava a opporsi ai matrimoni fra cristiani e pagani, combattere l’usura e ad accogliere stranieri e pellegrini.

Per aiutarlo nell’opera di conversione delle popolazioni pagane locali gli inviò tre missionari orientali, formatisi nella Cappadocia: Sisinnio, Martirio e Alessandro suo fratello. Il vescovo gli affidò l’evangelizzazione della Anaunia, l’attuale Val di Non.

La loro opera si rivelò molto efficace, per dieci anni furono un esempio con la loro vita, amici e soccorritori di tutti, accogliendo chiunque ne avesse bisogno nella casa che si erano costruiti da soli. Una banale lite a Sanzeno fra pagani e cristiani aizzò una parte degli abitanti contro i tre missionari che vennero lapidati e poi bruciati vivi.

A Vigilio non restò altro che raccoglierne i resti, onorare i martiri ma senza perseguire il castigo dei colpevoli, anzi li perdonò e intercedette per loro presso l’imperatore Onorio affinché concedesse loro la grazia.

Tale gesto riassume tutto il suo messaggio cristiano: “vincere soccombendo”, come scrisse in un’epistola. Poi scrisse una lettera a San Simpliciano, il successore di Ambrogio, e una a San Giovanni Crisostomo, conosciuto probabilmente ad Atene, nelle quali descriveva l’accaduto.

Nelle stesse lettere esprimeva tutta la sua invidia verso i tre martiri, dichiarandosi indegno di potere condividere la loro stessa sorte. Invia parte delle reliquie a Crisostomo a Costantinopoli e parte al vescovo di Milano.

Solo nel XX secolo le reliquie milanesi saranno traslate nella chiesa di Sanzeno. Nel 405 subì anche lui il martirio: mentre predicava nella Val Rendena abbattè una statua di Saturno, il dio pagano dell’agricoltura, i contadini inferociti e spaventati all’idea che ciò potesse procurare un cattivo raccolto, lo lapidarono prendendolo a zoccolate (così sembra).

Le sue spoglie sono conservate nella cattedrale di Trento.