A Cingoli, il “balcone delle Marche”, l’estate si chiude ogni anno con un appuntamento che unisce fede, tradizione e natura: la Festa di Santa Sperandia, patrona della città, che nel 2025 verrà celebrata domenica 31 agosto. È un momento molto atteso, che affonda le sue radici nel Medioevo e che ancora oggi coinvolge non solo i cingolani, ma anche fedeli e pellegrini provenienti dai paesi vicini.
La giornata inizia presto, con il pellegrinaggio che porta i devoti lungo i 430 gradini che scendono nel bosco fino alla grotta dove la santa visse da eremita per lunghi anni. Camminare in silenzio tra gli alberi, immersi nel verde del Monte Acuto, significa ripercorrere fisicamente la scelta di vita di Sperandia: l’abbandono del mondo per cercare Dio nella solitudine, nella penitenza e nella preghiera. È lì, tra le rocce e il silenzio del bosco, che si celebra la messa più suggestiva, con i fedeli raccolti attorno all’altare improvvisato nella cavità naturale che fu dimora e rifugio della santa.
Santa Sperandia nacque a Gubbio nel 1216 e morì a Cingoli nel 1276, lasciando una testimonianza che non ha mai smesso di affascinare. Le cronache raccontano della sua vita austera e dei miracoli che accompagnarono la sua presenza. Il più celebre è quello delle ciliegie: durante un rigido inverno, Sperandia offrì a dei muratori stanchi e affamati un cesto di frutti freschi, comparsi miracolosamente per la sua preghiera. Un episodio che oggi è raffigurato in una splendida pala d’altare conservata nel santuario a lei dedicato.
Dopo la celebrazione alla grotta, i pellegrini tornano verso il centro, dove il cuore della festa pulsa attorno al santuario di Santa Sperandia. Qui, custodito in un’urna, riposa il corpo incorrotto della santa, davanti al quale si accendono ceri e si innalzano preghiere. La chiesa stessa è un gioiello: ricca di opere d’arte, custodisce altari barocchi in marmo e dipinti che narrano i momenti più intensi della vita della santa, rendendola un vero scrigno di fede e bellezza.
Ma la festa non si limita alla dimensione religiosa. Cingoli, in questi giorni, si anima di eventi collaterali che intrecciano fede e tradizione popolare. Dopo le funzioni liturgiche, le strade del borgo accolgono concerti bandistici, mercatini e momenti di incontro comunitario. I ristoranti e le famiglie preparano i piatti della cucina tipica marchigiana, e l’aria di festa si mescola al profumo della terra e delle colline circostanti. È un’occasione in cui i cingolani tornano a sentirsi parte di una storia comune, ma anche un momento di accoglienza per i visitatori, che possono scoprire il fascino di un borgo medievale sospeso tra arte e natura.