
Salmo 142 (Signore, ascolta la mia preghiera)
Signore, ascolta la mia preghiera,
per la tua fedeltà porgi orecchio alle mie suppliche,
e per la tua giustizia rispondimi.
Non entrare in giudizio con il tuo servo:
nessun vivente è giusto davanti a te.
Il nemico mi persegue,<)
calpesta a terra la mia vita,
mi costringe ad abitare in luoghi tenebrosi
come i morti da lungo tempo.
In me viene meno il mio spirito,
si sgomenta dentro di me il mio cuore.
Ricordo i giorni del passato,
ripenso a tutte le tue opere,<
medito sui prodigi delle tue mani.
A te tendo le mie mani,
l’anima mia è come terra assetata di te.
Rispondimi presto, Signore,<
perché il mio spirito viene meno.
Non nascondere a me il tuo volto,
perché non sia simile a chi scende nella fossa.
Fammi sentire al mattino il tuo amore,<
perché in te confido.
Fammi conoscere la via da percorrere,
perché a te innalzo l’anima mia.
Salvami dai miei nemici, Signore,
in te io trovo rifugio.
Insegnami a fare il tuo volere,
perché tu sei il mio Dio;
il tuo spirito buono mi guidi
in terra piana.
Per il tuo nome, Signore, dammi vita;
per la tua giustizia, liberami dall’angoscia.
Il Salmo 142 (numerazione masoretica 143) rappresenta una delle vette più intense della poesia e della spiritualità del Salterio biblico. Tradizionalmente attribuito a Re Davide, questo testo si colloca nel genere letterario del lamento individuale, un grido sgorgato dal profondo dell’angoscia e dell’oppressione. Storicamente, i biblisti collegano la stesura di questo salmo a momenti di grave crisi esistenziale e politica nella vita del re, come la persecuzione da parte del figlio Assalonne, sebbene la sua struttura universale lo renda il veicolo perfetto per ogni credente che attraversi una ‘notte oscura’ dell’anima.
Dal punto di vista teologico, il Salmo si snoda attraverso un mirabile movimento spirituale: si apre con l’ammissione dell’inevitabile miseria umana e del peccato dinanzi alla santità divina (“Non entrare in giudizio con il tuo servo: nessun vivente è giusto davanti a te”), per poi passare alla constatazione della persecuzione esterna. Il punto di svolta del testo avviene nella memoria: l’orante non si abbandona alla disperazione, ma “ricorda i giorni del passato” e medita sulle grandi opere di Dio. Questa rievocazione della fedeltà passata diventa il motore della speranza presente.
Nella liturgia cristiana, in particolare all’interno della Liturgia delle Ore, il Salmo 142 occupa un posto di rilievo. Viene recitato tradizionalmente durante le Lodi mattutine del martedì della quarta settimana. Questa collocazione non è casuale: l’invocazione “Fammi sentire al mattino il tuo amore” si incarna perfettamente nel sorgere del sole, simboleggiando la vittoria della luce di Cristo sulle tenebre della morte e del peccato. I Padri della Chiesa hanno letto questo salmo in chiave cristologica, vedendo nella voce del perseguitato la voce stessa di Cristo durante la sua Passione, e nella ‘terra assetata’ l’anelito universale dello Spirito Santo che guida l’uomo verso la terra piana della salvezza.




