
Preghiera di fiducia e abbandono – San Francesco di Sales
Padre, mi abbandono a te,
fa’ di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà sia fatta in me
e in tutte le tue creature;
non desidero altro, mio Dio.
Metto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore,
il donarmi, il rimettermi nelle tue mani,
senza misura, con una confidenza infinita,
poiché tu sei mio Padre.
La “Preghiera di fiducia e abbandono” è uno dei testi spirituali più intensi e amati della tradizione cattolica, profondamente radicato nel pensiero e nella vita di San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e Dottore della Chiesa, vissuto tra il XVI e il XVII secolo. Questa preghiera, sebbene sintetizzi mirabilmente l’intero percorso mistico del santo della ‘dolcezza’, trova in realtà la sua formulazione più compiuta nei testi di un altro grande esponente della scuola spirituale francese, il Padre Charles de Foucauld, che ne fece il centro della propria esistenza nel deserto del Sahara, ereditandone lo spirito salesiano attraverso la lettura dell’opera “L’abbandono alla Provvidenza divina” del gesuita Jean-Pierre de Caussade.
Dal punto di vista teologico, questo testo rappresenta una pietra miliare nella comprensione del rapporto tra la creatura umana e il Creatore. Superando una visione legalista o timorosa di Dio, San Francesco di Sales – e la tradizione spirituale che da lui discende – propone un salto di fede basato unicamente sull’amore filiale. L’espressione “poiché tu sei mio Padre” è il fulcro di tutto l’impianto teologico: l’abbandono non è stoica rassegnazione al fato, ma la serena e gioiosa consegna di sé nelle mani di un Padre buono, la cui volontà coincide sempre con il bene supremo dell’uomo. Ogni ansia per il futuro e ogni rimpianto per il passato vengono dissolti nell’istante presente, considerato il solo luogo in cui è possibile incontrare la grazia divina.
Curiosamente, questa preghiera è spesso definita come “la preghiera dell’abbandono totale” ed è divenuta negli anni il viatico spirituale per milioni di credenti che attraversano momenti di crisi, malattie o smarrimento esistenziale. La sua forza risiede nella radicalità dei verbi utilizzati – “mi abbandono”, “sono pronto a tutto”, “accetto tutto” – che non esprimono passività, ma un atto d’amore supremo e attivo. Il giornalismo religioso contemporaneo spesso la riscopre nei momenti di grande incertezza globale, ricordandoci come la lezione di San Francesco di Sales, fondata sulla convinzione che “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”, rimanga di una modernità sconcertante e di un conforto ineguagliabile.




