L’Epifania del 6 gennaio 2026 arriva come un ponte simbolico tra il tempo del Natale e il ritorno alla quotidianità, portando con sé un fascino antico che continua a parlare al presente. È una festa che chiude il ciclo delle celebrazioni natalizie ma, allo stesso tempo, apre lo sguardo verso un orizzonte più ampio, universale, fatto di cammino, ricerca e rivelazione. Non a caso il termine “Epifania” significa proprio “manifestazione”: la manifestazione di Gesù al mondo, rappresentata dall’arrivo dei Re Magi, viaggiatori e sapienti che seguono una stella per incontrare un Bambino destinato a cambiare la storia.
Nel 2026 questa ricorrenza assume un valore ancora più intenso perché si colloca all’interno del Giubileo, l’Anno Santo dedicato alla speranza. Il viaggio dei Magi, con il loro muoversi fiducioso verso una meta sconosciuta, diventa così una potente metafora del pellegrinaggio giubilare: un cammino che non è solo fisico, ma interiore, fatto di domande, attese e trasformazioni. L’Epifania non celebra una certezza statica, ma una verità che si rivela passo dopo passo, a chi è disposto a mettersi in cammino.
Nella tradizione cristiana, l’Epifania è il momento in cui il messaggio del Natale si apre definitivamente a tutti i popoli. I Magi, stranieri e non appartenenti al popolo d’Israele, rappresentano l’umanità intera che riconosce, nei doni dell’oro, dell’incenso e della mirra, la regalità, la divinità e il destino umano di Cristo. È una festa che parla di incontro tra culture, di dialogo e di accoglienza, temi che risuonano con forza anche nel nostro tempo, segnato da migrazioni, conflitti e ricerca di nuovi equilibri.
Accanto al significato religioso, l’Epifania conserva un ricchissimo patrimonio popolare, soprattutto in Italia. Dalle piazze animate dalle Befane ai mercatini, dai falò rituali del Nord ai dolci tradizionali come la calza colma di carbone e zucchero, questa giornata mescola sacro e profano in un equilibrio unico. La figura della Befana, con il suo aspetto umile e domestico, diventa quasi un’eco popolare dei Magi: anch’essa in viaggio, anch’essa portatrice di doni, simbolo di un passaggio che chiude l’anno vecchio e apre quello nuovo.
L’Epifania è anche, per molti, il giorno in cui i presepi si completano. È allora che le statuine dei Re Magi raggiungono finalmente la capanna, chiudendo simbolicamente il racconto iniziato nella notte di Natale. Un gesto semplice, spesso familiare, che racchiude però il senso profondo della festa: ogni attesa trova compimento solo nel tempo, ogni viaggio ha bisogno di pazienza, ogni rivelazione richiede disponibilità all’ascolto.
Nel 2026, in un mondo che sembra correre sempre più veloce, l’Epifania invita a rallentare e a guardare con attenzione i segni lungo la strada. Ricorda che la luce non è sempre abbagliante come una stella nel cielo, ma può manifestarsi in un incontro, in una scelta di pace, in un gesto di solidarietà. E mentre “tutte le feste porta via”, come recita il proverbio, lascia in eredità qualcosa che va oltre il calendario: la consapevolezza che ogni fine può essere anche un inizio, se si ha il coraggio di mettersi in cammino.


