
Preghiera per l’accettazione della morte terrena
Signore mio Dio, accetto fin d’ora con sottomissione e di buon grado
dalla tua mano qualsiasi genere di morte mi sia riservato,
con tutte le sue angosce, i suoi dolori e le sue pene.
Amen.
Questa intensa e sobria invocazione si inserisce nel ricco filmus delle preghiere devozionali e popolari della tradizione cristiana cattolica, storicamente legate al concetto dell’ars moriendi (l’arte del morire bene). Sotto il profilo storico, formule di abbandono così radicale alla volontà divina fiorirono particolarmente tra il XVII e il XIX secolo, un’epoca in cui la Chiesa incoraggiava i fedeli a coltivare una costante preparazione spirituale al transito terreno, considerato non come una fine assoluta, ma come il passaggio fondamentale verso l’eternità beata.
Dal punto di vista teologico, il testo riflette il vertice dell’abbandono fiducioso nella provvidenza divina. Accettare la morte «di buon grado» e «con tutte le sue angosce» non significa manifestare un nichilismo o un compiacimento per il dolore, bensì compiere un atto supremo di fede e di amore. Richiama l’abbandono di Cristo nel Getsemani («Non la mia volontà, ma la tua sia fatta»), trasponendolo nell’esperienza ultima di ogni creatura umana. La menzione esplicita delle «angosce, i suoi dolori e le sue pene» dimostra un grande realismo cristiano: la fede non nega la sofferenza o il timore naturale della morte, ma li redime attraverso l’offerta consapevole della propria vita nelle mani del Creatore.
Una curiosità liturgica e devozionale legata a preghiere di questo genere risiede nel loro uso all’interno delle pratiche del cosiddetto “buon morire” e nelle confraternite dedite al suffragio delle anime. Spesso recitata quotidianamente come atto di giaculatoria, questa preghiera aveva la funzione pedagogica e spirituale di desensibilizzare l’anima alla paura paralizzante della fine, trasformando l’attesa della morte in un ultimo, definitivo atto di affidamento filiale. Rimane oggi un gioiello di spiritualità antica, capace di ridare pace e prospettiva eterna ai momenti di fragilità dell’esistenza umana.




