
Oggi la Chiesa celebra una delle solennità più profonde e cariche di mistero dell’anno liturgico: l’Esaltazione della Santa Croce. Non si tratta di un mero culto della sofferenza, ma della celebrazione del più grande paradosso della fede cristiana. Quel legno, antico strumento di tortura e di estrema infamia riservato ai malfattori nell’Impero Romano, è stato mirabilmente trasformato dall’amore di Cristo in cattedra di misericordia, simbolo universale di redenzione e vessillo di vittoria definitiva sul peccato e sulla morte. Le radici storiche di questa festività affondano nel IV secolo, legate indissolubilmente alla memoria della dedicazione delle basiliche costantiniane sul Golgota e sul Santo Sepolcro, consacrate il 13 e il 14 settembre del 335. A questa memoria si unì successivamente, nel VII secolo, il ricordo del prodigioso recupero della reliquia della Vera Croce sottratta dai Persiani e ricondotta trionfalmente a Gerusalemme dall’imperatore Eraclio nel 628. In un mondo che spesso rifugge il dolore e fatica a comprendere il senso del limite, la Croce si erge ancora oggi come bussola esistenziale. Essa ci ricorda che la via della pienezza passa attraverso il dono totale di sé e che l’apparente sconfitta dell’amore crocifisso è, in realtà, l’alba luminosa della risurrezione.




