
C’è una reliquia che da oltre otto secoli custodisce una parte importante della storia, della devozione e persino dell’identità di Prato: è la Sacra Cintola, la preziosa cintura che, secondo un’antica tradizione, la Vergine Maria avrebbe donato a San Tommaso al momento della sua Assunzione in cielo. Una sottile striscia di lana finissima, dal caratteristico colore verdolino e intrecciata con fili d’oro, attorno alla quale nei secoli si sono intrecciate leggende, racconti popolari, opere d’arte e momenti decisivi della storia della città. Martedì 8 settembre, giorno della Natività della Beata Vergine Maria, Prato rinnova uno dei suoi appuntamenti più solenni con l’ostensione della Sacra Cintola, che viene mostrata alla città al termine del tradizionale Corteggio Storico. La reliquia è custodita nella Cappella della Cintola, all’interno della Cattedrale di Santo Stefano, ed è considerata da secoli il tesoro più prezioso della comunità pratese. Secondo la tradizione, dopo aver ricevuto la cintura dalla Madonna, San Tommaso l’avrebbe affidata a un sacerdote, i cui discendenti la conservarono per generazioni. La storia si sposta poi in Terra Santa, dove, intorno al 1140, un giovane pratese di nome Michele avrebbe incontrato e sposato una ragazza chiamata Maria, ricevendo come dono la preziosa reliquia. Tornato a Prato nel 1141, Michele avrebbe custodito il segreto della Cintola per tutta la vita, rivelandone l’esistenza soltanto in punto di morte e donandola alla Pieve di Santo Stefano, l’attuale Duomo, intorno al 1172. Da quel momento la cintura della Madonna sarebbe diventata sempre più importante, fino a trasformarsi nel cuore della devozione cittadina e in un simbolo così forte da influenzare anche la storia civile e artistica di Prato. La Sacra Cintola è infatti molto più di una reliquia conservata in una chiesa: per secoli è stata considerata un vero patrimonio comune della città, custodito attraverso un sistema ancora oggi carico di significato simbolico. Lo scrigno che contiene la reliquia può essere aperto soltanto utilizzando tre chiavi, due delle quali appartengono al Comune e una alla Diocesi, quasi a rappresentare il legame inscindibile tra la dimensione religiosa e quella civile che la Cintola ha avuto nella storia pratese. La sua importanza fu tale da attirare nei secoli papi, principi e personaggi illustri, ma anche da generare racconti degni di una leggenda. Uno dei più celebri riguarda il tentativo di furto del 1312, quando Giovanni di ser Laudetto, conosciuto come Musciattino, riuscì a impossessarsi della reliquia tentando di fuggire dalla città. Secondo il racconto popolare, una fitta nebbia lo avrebbe però fatto smarrire, riportandolo incredibilmente proprio verso Prato, dove, convinto di essere ormai giunto a Pistoia, avrebbe gridato alle porte della città annunciando di avere con sé «la Cintola de’ Pratesi», rivelando così involontariamente il furto. La storia della Sacra Cintola ha lasciato un segno profondo anche nell’arte: attorno alla reliquia furono realizzate opere e interventi che coinvolsero alcuni dei più grandi protagonisti della storia artistica italiana, dagli affreschi di Agnolo Gaddi nella Cappella della Cintola al celebre pulpito esterno realizzato da Donatello e Michelozzo, dal quale ancora oggi la reliquia viene mostrata ai fedeli. L’ostensione dell’8 settembre conserva quindi un significato che va ben oltre il gesto religioso. Al termine del Corteggio Storico, quando i gruppi in costume attraversano il centro cittadino fino a piazza del Duomo, Prato torna idealmente a incontrare una parte della propria storia. La Sacra Cintola viene mostrata pubblicamente soltanto cinque volte all’anno – a Natale, Pasqua, il primo maggio, il 15 agosto e l’8 settembre – e proprio l’appuntamento della Natività di Maria rappresenta uno dei momenti più solenni e partecipati. In quella sottile cintura custodita da secoli nel Duomo si concentra così una storia fatta di devozione e mistero, ma anche di arte, memoria e identità cittadina. È forse proprio questo il segreto della Sacra Cintola: essere al tempo stesso una reliquia legata a un’antica tradizione mariana e un simbolo profondamente terreno, capace ancora oggi di raccontare Prato attraverso il suo passato e di riunire la città, ogni 8 settembre, attorno a uno dei suoi tesori più preziosi.




