
Preghiera a Gesù Crocifisso (Eccomi, o mio amato e buon Gesù)
Eccomi, o mio amato e buon Gesù,
che alla santissima tua presenza prostrato,
ti chiedo col fervore più vivo di stampare nel mio cuore
sentimenti di fede, di speranza e di carità,
di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offenderti;
mentre io, con tutto l’amore e con tutta la compassione,
vado considerando le tue cinque piaghe,
cominciando da ciò che disse di te, o mio Dio, il santo profeta Davide:
“Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi,
hanno contato tutte le mie ossa”.
La preghiera “Eccomi, o mio amato e buon Gesù” rappresenta uno dei pilastri della devozione cattolica rivolta alla Passione di Cristo. Tradizionalmente recitata davanti a un crocifisso, questa invocazione trasforma l’osservatore in un testimone partecipe del sacrificio del Golgota. Dal punto di vista storico, la sua diffusione è strettamente legata alla pratica delle indulgenze concesse dalla Chiesa, che hanno incoraggiato per secoli i fedeli a meditare sulle “cinque piaghe” del Signore, stimolando una pietà non solo emotiva ma profondamente cristocentrica.
Teologicamente, il testo è un atto di riparazione e di supplica. Il fedele non si limita a osservare il dolore di Cristo, ma chiede attivamente che quel dolore diventi il catalizzatore di una conversione interiore. Il riferimento al Salmo 22 (21 nella numerazione greca), citato esplicitamente nel finale, collega la figura di Gesù sofferente alla profezia messianica dell’Antico Testamento, inquadrando il crocifisso nel disegno salvifico universale.
Una curiosità liturgica di questa preghiera risiede nel suo valore di ‘preghiera di ringraziamento’ dopo la Comunione, consuetudine approvata da diverse concessioni papali, tra cui quella di Papa Pio IX nel 1848. Recitare queste parole significa mettersi in una postura di totale umiltà, riconoscendo la propria fragilità di fronte alla grandezza del sacrificio divino. È, in sostanza, il riassunto dell’intera vita cristiana: la memoria del passato (la Passione), il pentimento presente (la richiesta di perdono) e la speranza futura (il proponimento di non peccare più).




