
Salmo 22 / 23 (Il Signore è il mio pastore)
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.
Il Salmo 23 (nella numerazione ebraica, 22 in quella greca dei Settanta) è universalmente riconosciuto come la perla della salmodia biblica. Attribuito dalla tradizione a Re Davide, il testo riflette una profonda esperienza di fiducia incrollabile in Dio, descritto non come un sovrano distante, ma come un pastore premuroso che accompagna le sue pecore attraverso le sfide del cammino quotidiano.
Dal punto di vista teologico, il Salmo si divide in due immagini principali: quella del pastore nel deserto e quella del padrone di casa accogliente. La ‘valle oscura’, spesso tradotta erroneamente come ‘valle della morte’, richiama l’esperienza del male e del pericolo che ogni fedele attraversa, ma la presenza costante del bastone (per difendere) e del vincastro (per guidare) trasforma la paura in consolazione. L’immagine della mensa preparata davanti ai nemici sottolinea invece la vittoria della grazia divina sul rancore umano.
Storicamente, questo Salmo occupa un posto centrale nelle Liturgie delle Ore e, in modo particolare, nelle esequie cristiane. La sua popolarità è dovuta alla semplicità del linguaggio pastorale, che risuona in ogni cultura, e alla capacità di offrire una speranza escatologica: il desiderio finale di ‘abitare nella casa del Signore’ trasforma la vita terrena in un preludio dell’eternità.




