
Preghiera per la conversione degli infedeli – San Francesco Saverio
Dio eterno, creatore di tutte le cose,
ricordati che le anime degli infedeli sono state create da Te
e fatte a tua immagine e somiglianza.
Guarda, o Signore, come l’inferno si riempie a loro discapito.
Ricordati, Signore, che per la loro salvezza
Cristo tuo Figlio ha sofferto una morte amarissima.
Non permettere, o Signore, che il Tuo Figlio sia più a lungo disprezzato dagli infedeli,
ma ascolta, o Signore, le preghiere dei Tuoi santi e della Chiesa,
sposa del Tuo Figlio santissimo.
Ricordati della Tua misericordia, dimentica la loro idolatria e infedeltà,
e fa’ che anch’essi conoscano Colui che Tu hai mandato,
Gesù Cristo, Tuo Figlio, Nostro Signore,
che è la nostra vita, la nostra salvezza e la nostra risurrezione,
per mezzo del quale siamo salvati e liberati,
a Cui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Questa preghiera, attribuita a San Francesco Saverio, il grande missionario gesuita del XVI secolo, incarna lo spirito zelante della Controriforma. Saverio, compagno di Sant’Ignazio di Loyola, dedicò la sua vita a portare il Vangelo in India e in Giappone, affrontando pericoli indicibili. Il testo riflette la visione teologica dell’epoca, caratterizzata da una profonda preoccupazione per la salvezza eterna delle anime che non avevano ancora ricevuto l’annuncio cristiano, un tema centrale nella missione apostolica della Compagnia di Gesù.
Dal punto di vista teologico, l’orazione si fonda sulla dottrina della creazione e della redenzione universale. Il missionario si rivolge al Padre ricordando che ogni essere umano porta in sé l’immagine di Dio, un concetto che trasforma l’atto della conversione non in una conquista ideologica, ma in un atto di ripristino di una dignità ferita. L’invocazione fa leva sul sacrificio di Cristo, ponendo al centro la misericordia divina, capace di superare l’idolatria e le barriere culturali del tempo.
Una curiosità storica risiede nel fatto che questa preghiera veniva recitata quotidianamente dai confratelli di Saverio e dai fedeli che sostenevano le missioni. Nonostante il linguaggio possa apparire oggi distante dalle sensibilità del dialogo interreligioso contemporaneo, per il XVI secolo rappresentava un atto di carità estrema: il desiderio che il bene supremo, ovvero la conoscenza di Cristo, fosse condiviso con ogni popolo della terra. Essa rimane una testimonianza storica fondamentale della spiritualità ignaziana rivolta agli “estremi confini del mondo”.




