
Orazione per ottenere l’amore di Dio – Sant’Anselmo d’Aosta
Insegnami a cercarti e mostrati a chi ti cerca,
perché non posso cercarti se tu non mi insegni,
né posso trovarti se tu non ti mostri.
Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti;
che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.
Riconosco, Signore, e ti ringrazio perché mi hai creato a tua immagine,
affinché mi ricordi di te, ti pensi e ti ami.
L’orazione di Sant’Anselmo d’Aosta rappresenta uno dei vertici della spiritualità monastica dell’XI secolo. Anselmo, filosofo e arcivescovo di Canterbury, è noto per il suo metodo della ‘fides quaerens intellectum’ (la fede che cerca l’intelligenza), un approccio che non separa mai il rigore logico dall’esperienza mistica dell’incontro con il Divino. In questo testo, il Dottore della Chiesa esprime la tensione fondamentale dell’esistenza cristiana: l’inadeguatezza dell’essere umano nel raggiungere Dio senza la grazia preveniente del Creatore.
Dal punto di vista teologico, la preghiera riflette la dottrina dell’immagine (imago Dei). Anselmo sottolinea che la capacità dell’uomo di cercare Dio non è un’iniziativa puramente autonoma, ma una risposta alla traccia lasciata da Dio stesso nella creazione. La struttura circolare della preghiera — cercare per trovare, trovare per amare — rivela la visione anselmiana di un rapporto dinamico e incessante con la Trinità, dove l’intelletto e il sentimento del cuore convergono verso un unico fine: la comunione con l’Assoluto.
Una curiosità storica risiede nel fatto che questa preghiera è spesso inserita nelle sue celebri ‘Orationes sive Meditationes’, scritte per i suoi confratelli benedettini. A differenza delle sue opere filosofiche più complesse, come il Proslogion, queste preghiere rivelano un Anselmo intimo, quasi fragile, che confessa la sua incapacità di comprendere Dio senza un intervento diretto di illuminazione dall’alto, rendendo questo testo un ponte perfetto tra alta teologia e pietà popolare.




