
Preghiera di ringraziamento dopo la Messa – San Tommaso d’Aquino
Ti rendo grazie, Signore santo, Padre onnipotente, eterno Dio, che, senza alcun mio merito, ma per pura tua misericordia, ti sei degnato di nutrire me, peccatore e indegno tuo servo, con il prezioso Corpo e Sangue del tuo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo.
Ti prego affinché questa santa comunione non sia per me motivo di condanna, ma intercessione salutare per il perdono. Sia per me armatura di fede e scudo di buona volontà.
Essa liberi me dai miei vizi, estingua in me la concupiscenza e le passioni, accresca la carità e la pazienza, l’umiltà e l’obbedienza e tutte le virtù.
Sia per me difesa perfetta contro le insidie di tutti i miei nemici, visibili e invisibili, quiete completa dei miei affetti carnali e spirituali, adesione ferma a te, unico vero Dio, e lieto termine della mia fine.
Ti supplico, infine, di voler condurre me peccatore a quel convito ineffabile, dove tu, col Figlio tuo e con lo Spirito Santo, sei per i tuoi santi luce vera, sazietà piena, gaudio eterno, gioia perfetta e felicità suprema. Per Cristo nostro Signore. Amen.
La “Preghiera di ringraziamento dopo la Messa”, tradizionalmente attribuita al Dottore Angelico San Tommaso d’Aquino, rappresenta uno dei vertici della letteratura eucaristica cristiana. Composta nel XIII secolo, questa orazione è profondamente intrisa della dottrina tomista, che vede nel sacramento dell’Eucaristia non solo un memoriale, ma la presenza reale e sostanziale di Cristo che opera una trasformazione ontologica nel fedele. Il testo funge da perfetto complemento al fervore intellettuale e mistico di Tommaso, riflettendo la sua convinzione che l’unione con Dio, iniziata nell’Eucaristia, debba tradursi in una vita virtuosa.
Dal punto di vista teologico, l’orazione è un capolavoro di umiltà e supplica. Il santo non si approccia a Dio vantando meriti, ma riconoscendo la propria indegnità, un tratto distintivo della spiritualità medievale scolastica. La richiesta che la Comunione diventi “armatura di fede” e “scudo di buona volontà” sottolinea la natura combattiva della vita cristiana, dove il sacramento fornisce la forza necessaria per resistere alle tentazioni quotidiane e radicarsi nel bene.
Una curiosità affascinante riguarda l’uso di questa preghiera nella liturgia: per secoli, essa è stata inclusa nei messali come parte delle preghiere di ringraziamento post-comunione, diventando una consuetudine per generazioni di sacerdoti e laici. La chiusura, che invoca il “convito ineffabile” del Paradiso, ricollega il gesto sacramentale compiuto in terra alla visione beatifica finale, riassumendo perfettamente la visione escatologica dell’Aquinate, per il quale l’Eucaristia è il viatico necessario verso l’eternità.




