L’Inno della Lettera ai Colossesi: Cristologia e Primato di Cristo nella Liturgia

Inno della Lettera ai Colossesi (Colossesi 1, 12-20)

Rendete grazie al Padre che vi ha resi degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
Egli infatti ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura;
poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà.
Tutte cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
egli è principio, genodato dai morti,
per avere il primato su tutte le cose.
Perché piacque a Dio di far abitare in lui tutta la pienezza
e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
pacificando con il sangue della sua croce
sia quelle che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

L’Inno della Lettera ai Colossesi (Colossesi 1, 12-20) rappresenta uno dei vertici assoluti della cristologia del Nuovo Testamento. Dal punto di vista storico-critico, gli esegeti concordano nel ritenere che l’apostolo Paolo abbia incorporato in questo passaggio un antico inno liturgico preesistente, probabilmente utilizzato dalle prime comunità cristiane di origine giudeo-ellenistica durante le celebrazioni battesimali o le assemblee eucaristiche. Questa struttura poetica e ritmica riflette la fede viva della Chiesa primitiva, che avvertiva l’urgente necessità di cantare e proclamare la centralità assoluta di Cristo di fronte alle prime deviazioni dottrinali che minacciavano la comunità di Colosse.

Dal punto di vista teologico, il testo si articola in due grandi strofe complementari. La prima parte (vv. 15-18a) celebra Cristo nel suo rapporto con la creazione: Egli è l’immagine visibile del Dio invisibile e il primogenito di ogni creatura, colui per il quale e in vista del quale tutto è stato fatto. Non c’è aspetto del cosmo, visibile o invisibile, che sfugga alla sua signoria cosmica. La seconda parte (vv. 18b-20) sposta lo sguardo dalla creazione alla redenzione: Cristo è il Capo della Chiesa, il primogenito tra i morti, colui nel quale abita corporalmente tutta la pienezza (il pleroma) divina. Attraverso il sangue della croce, Egli compie l’opera suprema della riconciliazione universale, pacificando il cielo e la terra.

Oggi questo inno conserva una straordinaria rilevanza spirituale e liturgica, trovando ampio spazio all’interno della Liturgia delle Ore della Chiesa cattolica, in particolare durante la preghiera dei Vespri del Salterio. Recitare o cantare questo testo significa rinnovare la professione di fede nella signoria di Cristo sulla storia e sul creato, offrendo ai credenti di ogni epoca una bussola sicura per orientare la propria esistenza alla luce del Risorto, ricordando che nulla di ciò che esiste è estraneo all’abbraccio redentore del Figlio di Dio.

Padre Bernardo
Padre Bernardo

Frate Minore Francescano, teologo e custode della tradizione liturgica. Dedica la sua vita alla preghiera contemplativa e allo studio delle vite dei Santi. Attraverso le sue riflessioni, guida i fedeli alla riscoperta delle radici più profonde della devozione cattolica e delle grandi suppliche della tradizione ecclesiale, unendo l'umiltà francescana al rigore dottrinale.