Papa Francesco: i sacerdoti confessori promotori della “rivoluzione della tenerezza”

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La confessione è il Sacramento della Riconciliazione, a cui i fedeli si sottopongono per lenire il cuore danneggiato dal peccato, ripulendosi da esso. Risulta quindi fondamentale il ruolo dei sacerdoti confessori, che si prendono carico dell’ascolto di questi peccati.

Per Papa Francesco i confessori di oggi sono e devono essere portatori di ascolto e perdono, ma anche tenerezza e compassione. In questo modo sono in grado di attirare anche i fedeli più ritrosi verso la confessione.

Torna facilmente alla memoria, quando a poco più di un anno del suo pontificato, nella Basilica di San Pietro durante l’evento “24 ore per il Signore”, Francesco si è recato all’interno di un confessionale per richiedere il perdono sacramentale. Era la prima volta che si vedeva un simile momento accadere in pubblico. Non sorprendono quindi le sue parole riguardo ai “bravi sacerdoti” che ha definito portatori della “rivoluzione della tenerezza”, punto fermo del suo Magistero.

E permettetemi qui un pensiero a tanti bravi sacerdoti confessori che hanno questo atteggiamento: di attirare la gente, tanta gente che si sente niente, si sente “al pavimento” per i suoi peccati, ma con tenerezza, con compassione. Non quindi il rimprovero per i peccati, ma la comprensione e il perdono: “Bravi quei confessori che non sono con la frusta in mano, ma soltanto per ricevere, ascoltare, e dire che Dio è buono e che Dio perdona sempre, che Dio non si stanca di perdonare“.

Nel rimarcare quale deve essere la strada per i confessori, Papa Francesco ha parlato di Dio come Colui che non solo accetta chi gli “porta” i propri peccati, ammettendoli e con coscienza di fare ammenda, ma che con loro “fa festa”. Questo è il grande dono della misericordia divina, e chi la sperimenta non può rimanerne indifferente.  “ Gesù ci aspetta; riceviamo misericordia e diamo misericordia!

E la vera misericordia è quella che ascolta, non giudica, riesce a perdonare per permettere al peccatore di poter fare ammenda e di essere accompagnato nel suo percorso di redenzione. Un compito certo non facile, ma che delinea il buon sacerdote, che per primo è in grado di mostrare misericordia. E perché deve farlo? Il sommo pontefice spiega con parole semplici e dirette che questo avviene “ Perché il suo cuore è capace di compassione, è il cuore di Cristo“.

Autore: Redazione