
Maimone (World Religious Tourism Network) chiede al Ministro Mazzi un presidio istituzionale per il settore
Dalla Dichiarazione di San Salvador all’adesione dell’Area Sud della Basilicata nella World Religious Tourism Network: i percorsi della fede come motore strategico contro lo spopolamento dei borghi, per un’economia sostenibile e la tutela delle radici culturali e spirituali del Paese.
Roma, 24 luglio 2026 – Il turismo a matrice religiosa continua a consolidarsi come uno dei segmenti trainanti del panorama dei viaggi a livello globale. Con un bacino annuo di oltre 300 milioni di pellegrini e visitatori, l’indotto generato da santuari, cammini della fede e itinerari storico-spirituali supera la cifra complessiva di 18 miliardi di euro. Se da un lato questa filiera costituisce una leva economica e occupazionale fondamentale, dall’altro preserva una marcata impronta culturale, sociale e umana: l’esperienza del viaggio spirituale trascende il semplice spostamento, configurandosi come ricerca personale, ponte tra culture differenti, salvaguardia delle identità locali e veicolo di pace.
Di fronte al costante potenziamento internazionale del comparto, Biagio Maimone, giornalista e Coordinatore per l’Italia della World Religious Tourism Network, affiancato da Marcello Guadalupi, neo Presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano, ha rivolto un appello formale al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. L’obiettivo è sollecitare la creazione di un organismo istituzionale nazionale incentrato sul turismo religioso, con compiti diretti di indirizzo, valorizzazione e tutela per un settore cruciale per il sistema Paese. L’iniziativa parte dalla consapevolezza che questa nicchia di mercato costituisce ormai una forza economica e sociale primaria, in grado di stimolare sviluppo pulito, occupazione e rivalutazione dei territori, ma necessita ormai indifferibile di un quadro di governance strutturato e riconosciuto.
L’istituzione richiesta avrebbe la duplice funzione di promuovere il brand Italia del settore su scala globale e di vigilare sull’autenticità dell’offerta, schermando i luoghi di culto da derive speculative, sovra-commercializzazione o svilimento a semplici attrazioni consumistiche.
«Il turismo religioso rappresenta una risorsa strategica per l’Italia – afferma Biagio Maimone – ma proprio per la sua particolare natura necessita di una struttura istituzionale dedicata, capace di accompagnarne lo sviluppo, difenderne la dimensione spirituale e culturale e garantire che la crescita economica rimanga sempre legata ai valori profondi del viaggio religioso».
«I luoghi della fede – sottolinea Maimone – custodiscono la storia, la memoria e l’identità dei popoli. Non possono essere considerati semplici prodotti turistici. La vera forza del turismo religioso risiede nella capacità di unire sviluppo e spiritualità, economia e cultura, promozione dei territori e rispetto del sacro».
La sollecitazione formalizzata dalla World Religious Tourism Network si inserisce nella fase di espansione globale dell’organizzazione, che conta attualmente ramificazioni in 18 Paesi. Un passaggio cruciale di questo percorso è stato segnato dal Congresso Internazionale “Tierra de Fe Viva”, svoltosi a San Salvador il 10 luglio 2026, curato dal Tourism and Society Think Tank tramite la rete globale e supportato dal patrocinio del Ministero del Turismo salvadoregno.
A conclusione dei lavori congressuali è stata siglata la “Dichiarazione di San Salvador”, documento programmatico che traccia la rotta strategica per il triennio 2026-2028. Le direttive mettono in primo piano la salvaguardia dei luoghi sacri, la sostenibilità, la cooperazione tra Paesi e il contrasto alle logiche di sfruttamento commerciale dei contesti di pellegrinaggio. L’evento ha visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni, autorità religiose, media e operatori turistici internazionali. Tra gli apporti di rilievo va segnalato quello del Ministero del Turismo di Israele, che ha ribadito la centralità di un modello fruibile, etico e rispettoso, incentrato sulla tutela della libertà di culto e della sacralità dei contesti storici.
In questa cornice si colloca anche l’integrazione dell’Area Sud della Basilicata all’interno della World Religious Tourism Network, assunta a modello di sviluppo integrato per l’intero Mezzogiorno. Il rilancio dei percorsi votivi e dei santuari si attesta infatti come strumento efficace per contrastare il fenomeno dello spopolamento nelle aree interne, stimolando la creazione di posti di lavoro e l’economia locale. L’operazione, guidata dal GAL “La Cittadella del Sapere” (realtà che racchiude 27 Comuni compresi tra Maratea, Lagonegrese, Val Sarmento, Pollino, Alto Sinni e Val d’Agri), rappresenta un format scalabile per altre zone del Sud Italia.
«L’ingresso dell’Area Sud della Basilicata nella World Religious Tourism Network dimostra come il turismo religioso possa diventare un concreto motore di sviluppo economico e sociale – dichiara Biagio Maimone –. La Basilicata possiede un patrimonio spirituale, culturale e paesaggistico straordinario che, attraverso una strategia sostenibile, può generare crescita, occupazione e nuove prospettive per le comunità locali».
Gli impatti positivi del turismo spirituale si riflettono su diverse filiere: accoglienza, ristorazione, mobilità dolce, offerta culturale, artigianato e recupero dei centri minori. Risulta inoltre fondamentale l’apporto in termini di destagionalizzazione e riequilibrio dei flussi verso i territori meno battuti dal turismo di massa. Un pilastro di questa architettura è rappresentato dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, che raggruppa oltre 1.200 strutture (tra conventi, monasteri, case per ferie e ricettività diffusa), concretizzando un approccio all’accoglienza improntato ad accessibilità, solidarietà e sostenibilità.
«Investire nel turismo religioso significa investire nel futuro dell’Italia – conclude Maimone – perché significa creare sviluppo senza perdere l’anima dei territori. La sfida è costruire un modello nel quale crescita economica e valori spirituali possano convivere, offrendo nuove opportunità senza snaturare il significato più profondo del viaggio religioso».
Sui risvolti macroeconomici e occupazionali è intervenuto anche Marcello Guadalupi, neo Presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano:
«Se sostenuto da una visione nazionale strutturata, il turismo religioso può diventare un motore di crescita diffusa, capace di sostenere imprese, occupazione e competitività dei territori, soprattutto a favore delle nuove generazioni», dichiara Guadalupi.
La World Religious Tourism Network ha contestualmente consolidato le sinergie operative con l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana guidata da Fabio Rocchi, rilanciando il claim globale “Religious Tourism for Peace”. Il messaggio riassume l’intento essenziale dell’iniziativa: impiegare il viaggio di fede come canale di dialogo interreligioso e interculturale, capace di favorire l’intesa tra le comunità e sostenere dinamiche concrete di pace e collaborazione internazionale.


