
Preghiera dell’abbandono fiducioso – San Francesco Saverio
Mio Dio, ti amo, non perché mi dai il paradiso,
né perché castighi chi non ti ama.
Ti amo, mio Dio, perché sei mio Dio.
Ti amo, non perché tu mi possa salvare,
né perché mi possa condannare.
Ti amo perché sei mio Dio.
Non ho bisogno di paradiso per amarti,
non ho bisogno di inferno per non offenderti.
Non ho bisogno di ricompensa, non ho bisogno di promesse.
Ti amo perché tu sei mio Dio.
Se il paradiso non esistesse, ti amerei lo stesso.
Se l’inferno non esistesse, ti temerei lo stesso.
Non devi amarmi perché io ti ami;
perché se non ti sperassi, io amerei come ti amo.
La celebre ‘Preghiera dell’abbandono’ (spesso erroneamente attribuita a San Francesco Saverio, sebbene il suo spirito ne rifletta profondamente la missione), rappresenta una delle vette più alte della mistica cristiana. Teologicamente, il testo è un inno all’amore disinteressato o ‘puro’. Esso scardina la logica del baratto spirituale, tipica di una fede vissuta solo per il timore della pena o il desiderio del premio eterno, per approdare a un rapporto di filiazione pura con il Creatore.
Storicamente, la paternità di questo componimento è dibattuta. Sebbene la tradizione popolare la leghi al grande missionario gesuita del XVI secolo, il suo contenuto appare influenzato dalla spiritualità del XVII secolo, in particolare dalla corrente del ‘puro amore’ di Fénelon e Madame Guyon. Tuttavia, la preghiera incarna perfettamente lo spirito di Francesco Saverio: un uomo che rinunciò agli onori accademici a Parigi per portare il Vangelo in India e Giappone, spinto unicamente dal fuoco di un amore che non cercava tornaconti personali.
Dal punto di vista teologico, il testo si inserisce nel solco del salterio e dei mistici renani, dove l’unione con Dio non è vista come un’acquisizione, ma come un’adesione incondizionata alla volontà divina. Affermare ‘Ti amo perché sei mio Dio’ significa riconoscere l’essere divino come fine a se stesso, un concetto che la mistica definisce ‘amor amicitiae’. È una preghiera che sfida il credente moderno a spogliarsi di ogni egoismo spirituale, offrendo una via di santità accessibile ma radicalmente esigente.




