
Preghiera dell’Alpino
Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la provvida mano di Dio pose monito alla terra e sacro confine alla Patria, noi, purificati dal sacrificio, eleviamo a Te, o Signore, la nostra preghiera.
Rendi, o Signore, il nostro cuore puro come l’aria che ci circonda; fa’ che la nostra vita sia limpida come l’acqua che dalle nostre sorgenti scende a dissetare le valli. Mettete, o Signore, nei nostri cuori, sentimenti di onestà e di bontà, che mai si affievoliscano anche nelle prove più dure.
Proteggi, o Signore, le nostre case, i nostri cari, i nostri paesi. Fa’ che il ricordo dei nostri caduti sia sempre vivo nei nostri cuori e sia stimolo a perpetuare la loro virtù. Amen.
La “Preghiera dell’Alpino” è un pilastro della spiritualità militare italiana, profondamente radicata nel legame indissolubile tra le truppe alpine e il territorio montuoso. Composta dal cappellano militare don Marino Tiberi, la preghiera riflette un’epoca in cui il corpo degli Alpini non era soltanto una forza di difesa, ma un simbolo di coesione nazionale e rigore morale. Il testo fu concepito durante il secondo conflitto mondiale, un periodo in cui la solitudine delle vette e il pericolo costante del fronte spingevano i soldati verso una ricerca di senso che travalicava il dovere patriottico, abbracciando una dimensione mistica e consolatoria.
Teologicamente, la preghiera si distingue per una metafora potente: l’equiparazione della purezza dell’anima alla limpidezza dell’ambiente alpino. La natura non è vista solo come teatro bellico, ma come un “monito alla terra” e un “sacro confine”. Questa visione trasforma il soldato in un custode, non solo del territorio nazionale, ma dei valori morali di onestà e bontà. La richiesta di protezione per le case e le famiglie, unita al ricordo dei caduti, trasforma la preghiera in un testamento spirituale che unisce le generazioni di alpini, dal 1872 ad oggi.
Una curiosità storica risiede nel suo utilizzo liturgico e cerimoniale. Non è raro ascoltare questa invocazione durante le adunate nazionali, dove migliaia di voci si uniscono in una recita corale che ha il potere di trasformare piazze affollate in luoghi di raccoglimento sacro. La sua struttura semplice, priva di retorica bellicista ma ricca di devozione civile, l’ha resa immune all’usura del tempo, rendendola una delle espressioni più autentiche della cultura popolare alpina.




