
Oggi la Chiesa celebra San Camillo de Lellis, una figura straordinaria che ha saputo fare del dolore altrui il centro della propria esistenza. Nato in Abruzzo nel 1550, la sua vita appare inizialmente come una parabola lontana dalla santità: giovane soldato di ventura, dedito alla violenza e al vizio del gioco, sembrava destinato a una deriva morale inesorabile. Tuttavia, la grazia di Dio lo attese a Manfredonia, dove avvenne la sua folgorante conversione. La sofferenza fisica, segnata da una piaga alla gamba che lo tormentò a lungo, divenne la chiave di volta del suo riscatto: ricoverato all’ospedale di San Giacomo a Roma, Camillo comprese che nel volto del malato si rifletteva il volto stesso di Cristo. Questa intuizione rivoluzionaria lo spinse a fondare l’Ordine dei Ministri degli Infermi, noti come Camilliani. Con l’adozione della croce rossa sul petto, egli non solo nobilitò la professione infermieristica, ma impose un nuovo paradigma di cura, fatto di dignità, competenza e amore incondizionato. Oggi, nel giorno in cui lo ricordiamo, egli resta il patrono universale di chi soffre e di chi, con dedizione quotidiana, si prende cura dell’umanità ferita negli ospedali di tutto il mondo.




