Il Nunc Dimittis: Il canto di congedo del vecchio Simeone

Nunc Dimittis (Cantico di Simeone)

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.

Il ‘Nunc Dimittis’, tratto dal Vangelo di Luca (2, 29-32), costituisce uno dei tre cantici evangelici che scandiscono l’infanzia di GesĂ¹, insieme al Magnificat di Maria e al Benedictus di Zaccaria. Secondo il racconto lucano, il vecchio Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, attende da tempo la consolazione di Israele. Quando i genitori portano il bambino GesĂ¹ al Tempio per la presentazione e la purificazione legale, Simeone prende il piccolo tra le braccia, riconoscendo in Lui il Messia atteso.

Teologicamente, il cantico rappresenta il culmine dell’attesa veterotestamentaria che si fonde con la rivelazione del Nuovo Patto. Le parole ‘vada in pace’ non esprimono solo un sollievo personale, ma l’adempimento della missione storica di Israele: il riconoscimento che la Salvezza, portata da Cristo, non è limitata ai confini di un solo popolo, ma è ‘luce per rivelarsi alle genti’, rendendo il Vangelo una proposta universale.

Dal punto di vista liturgico, il ‘Nunc Dimittis’ è diventato, fin dai primi secoli del cristianesimo, la preghiera conclusiva della Compieta, l’ultima ora della Liturgia delle Ore. Questa collocazione non è casuale: ogni sera, il fedele che recita questa preghiera è invitato a porsi nella medesima disposizione d’animo di Simeone, affidando la propria vita e il riposo notturno nelle mani di Dio, pronto all’incontro definitivo con il Signore dopo aver contemplato la Sua luce nel corso della giornata.

Una curiositĂ  storica risiede nella tradizione bizantina e nell’uso monastico, dove il cantico veniva cantato proprio nel momento in cui il celebrante si appresta a deporre i paramenti sacri, sottolineando il concetto del ‘congedo’. La sua struttura poetica, dal ritmo solenne e pacificante, ha ispirato nel corso dei secoli innumerevoli compositori, da Orlando di Lasso a Rachmaninov, rendendolo uno dei pilastri inamovibili della spiritualitĂ  liturgica occidentale e orientale.