
Preghiera della cecità (Mio Dio, non vedo la tua strada) – Thomas Merton
Mio Dio, non ho idea di dove sto andando.
Non vedo la strada davanti a me.
Non posso sapere con certezza dove finirà.
E di fatto non conosco me stesso, e il fatto che io pensi di seguire la tua volontà non significa che lo stia facendo.
Ma credo che il desiderio di piacerti ti piaccia davvero.
E spero di avere questo desiderio in tutto ciò che faccio.
Spero di non fare mai nulla senza questo desiderio.
E so che se agirò così, tu mi condurrai sulla strada giusta, anche se non ne saprò nulla.
Perciò avrò sempre fiducia in te, anche quando sembrerà che io sia smarrito e all’ombra della morte.
Non avrò paura, perché tu sei sempre con me e non mi lascerai mai solo a affrontare i miei pericoli.
La “Preghiera della cecità”, comunemente attribuita al monaco trappista e mistico Thomas Merton, rappresenta uno dei vertici della spiritualità del Novecento. Originariamente contenuta nel suo capolavoro autobiografico ‘La montagna delle sette balze’ (The Seven Storey Mountain), questa invocazione incapsula perfettamente il dramma e la bellezza della fede intesa non come possesso di verità dogmatiche, ma come abbandono totale all’ignoto di Dio. Merton scrisse queste righe in un momento di profonda introspezione, riflettendo sul suo cammino di conversione dal tumulto della vita moderna alla clausura dell’Abbazia di Gethsemani.
Da un punto di vista teologico, il testo si inserisce nella grande tradizione della ‘teologia negativa’ e della ‘notte oscura’ di San Giovanni della Croce. Merton ribalta il concetto di sicurezza spirituale: per il mistico, l’incertezza non è un ostacolo, ma la condizione necessaria per la vera fede. Riconoscere di non vedere la strada diventa, paradossalmente, l’unico modo per essere guidati. La celebre frase sul ‘desiderio di piacere a Dio’ funge da ancora teologica: essa sposta il baricentro dall’efficacia dell’azione umana all’intenzione profonda del cuore, rendendo l’obbedienza una questione di amore piuttosto che di metodo.
Curiosamente, questa preghiera è diventata un pilastro della cultura cattolica contemporanea, venendo citata persino durante il funerale di Robert F. Kennedy. La sua popolarità trasversale, che unisce intellettuali e semplici fedeli, risiede nell’onestà brutale di Merton: egli ammette apertamente di non sapere se sta effettivamente compiendo la volontà di Dio. Questa vulnerabilità umana, unita a una ferma fiducia nella Provvidenza divina, trasforma la preghiera in un potente strumento di conforto per chiunque si senta smarrito nel labirinto delle scelte esistenziali della modernità.




