
Preghiera Eucaristica II (Ispirata all’Anafora di Ippolito)
Veramente santo sei tu, o Padre, fonte di ogni santità.
Ti preghiamo: santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito,
perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nostro Signore.
Egli, offrendosi liberamente alla sua passione,
prese il pane e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse:
Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi.
Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice e rese grazie,
lo diede ai suoi discepoli, e disse:
Prendete, e bevine tutti: questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza,
versato per voi e per tutti in remissione dei peccati.
Fate questo in memoria di me.
La Preghiera Eucaristica II occupa un posto di rilievo nel Messale Romano post-conciliare. La sua struttura è ispirata direttamente all’Anafora contenuta nella ‘Traditio Apostolica’, un documento liturgico attribuito a Ippolito di Roma e risalente all’inizio del III secolo. Questa preghiera rappresenta un ponte diretto con la Chiesa dei martiri, riflettendo la semplicità e la solennità delle assemblee cristiane del periodo paleocristiano.
Dal punto di vista teologico, la Preghiera Eucaristica II si distingue per la sua concisione e per la centralità della pneumatologia, ovvero l’azione dello Spirito Santo. A differenza di altre anafore più complesse, questa si concentra sulla natura essenziale del sacrificio eucaristico: il ringraziamento, la consacrazione dei doni e la memoria viva della passione, morte e risurrezione di Cristo, il tutto inserito nella cornice della comunione della Chiesa universale.
Una curiosità affascinante riguarda la sua riscoperta: dopo secoli di predominio incontrastato del Canone Romano (Preghiera Eucaristica I), la riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II ha voluto recuperare questo testo antico per sottolineare la continuità della fede apostolica. La brevità del testo non deve trarre in inganno, poiché essa è stata studiata per permettere una partecipazione più consapevole dei fedeli, mantenendo intatta la densità dogmatica del mistero eucaristico.




