
Inno pasquale O filii et filiae – Jean Tisserand
O filii et filiae,
Rex caelestis, Rex gloriae,
Morte surrexit hodie.Et mane prima sabbati,
ad ostium monumenti
accesserunt discipuli.Et Maria Magdalene,
et Iacobi et Salome,
venerunt corpus ungere.In hoc festo sanctissimo
sit laus et iubilatio,
benedicamus Domino.
L’inno O filii et filiae rappresenta uno dei canti più antichi e significativi del repertorio pasquale cattolico. La sua composizione è tradizionalmente attribuita a Jean Tisserand, un frate minore francescano attivo nel XV secolo, sebbene la sua struttura metrica e la sua diffusione suggeriscano radici ancora più profonde nella lirica liturgica medievale. Nato in un contesto di fervore popolare, l’inno è diventato rapidamente un caposaldo delle celebrazioni dell’Ottava di Pasqua, capace di unire la solennità del dogma alla semplicità della lode corale.
Dal punto di vista teologico, l’inno funge da vera e propria catechesi narrativa. Esso non si limita ad annunciare la Resurrezione, ma ripercorre l’evento storico e salvifico attraverso le tappe fondamentali del racconto evangelico: il mattino del sabato, il cammino delle pie donne verso il sepolcro e la trasformazione del lutto in giubilo. L’invocazione Rex gloriae eleva lo sguardo del fedele dalla tomba vuota alla regalità divina del Cristo, sottolineando il trionfo della vita sulla morte.
Una delle curiosità più affascinanti legate a questo componimento è la sua tipica forma antifonale: ogni strofa è seguita dal celebre ritornello Alleluia, spesso intonato con una melodia semplice ma solenne. Questa struttura ne ha decretato il successo non solo nelle cattedrali, ma anche nelle processioni rurali e nelle devozioni familiari in tutta Europa. Ancora oggi, ascoltare l’inno significa immergersi in una tradizione che sfida i secoli, ricordandoci che la vittoria di Cristo è un evento sempre presente e immutabile nel cuore della liturgia.




