
Preghiera dell’Automobilista prima di mettersi in viaggio
Dammi, o Signore, mano ferma e occhio vigile,
perché non faccia male a nessuno nella mia marcia.
Tu che hai dato la vita e la forma,
impedisci che io tolga la vita che tu hai creato.
Fa’ che i miei passeggeri siano protetti da ogni male:
da incidenti, collassi e spaventi.
Insegna, o Signore, a fare buon uso del mio mezzo
per alleviare le necessità del mio prossimo.
Fa’ che io non ceda alla velocità,
ma ricordi che ogni bellezza della natura è opera tua,
perché possa procedere con gioia e con pace.
Amen.
La Preghiera dell’Automobilista rappresenta una delle più affascinanti espressioni della devozioni popolari moderne, nate nel corso del XX secolo in risposta alla diffusione di massa dell’automobile. Con l’avvento della motorizzazione e la conseguente nascita delle prime grandi reti stradali, la Chiesa cattolica avvertì presto la necessità di accompagnare i fedeli anche negli spazi della mobilità quotidiana e dei viaggi, tradizionalmente vissuti come momenti di potenziale vulnerabilità e distacco dalla protezione domestica o parrocchiale.
Dal punto di vista teologico, questa preghiera eleva un’azione meccanica e secolare quale la guida a un esercizio di responsabilità morale e di custodia del creato. Il conducente non si limita a chiedere protezione per sé, ma si fa carico della tutela della vita altrui (“perché non faccia male a nessuno nella mia marcia”), riconoscendo nel prossimo e persino nella natura circostante un riflesso dell’opera divina. La richiesta di una “mano ferma e occhio vigile” unisce la dimensione spirituale alla virtù cardinale della prudenza, ricordando che la fede non sostituisce la responsabilità umana, ma la nobilita e la sostiene.
Nel panorama delle preghiere rare e devozionali, questo testo ha trovato ampio spazio all’interno di piccoli libretti tascabili per viaggiatori, spesso distribuiti in occasione di ricorrenze liturgiche particolari, come la festa di San Cristoforo, patrono degli automobilisti e dei viaggiatori. Curiosamente, la preghiera riflette una transizione culturale profonda: il veicolo non è più visto solo come un potenziale strumento di pericolo o vanità, ma come un mezzo per “alleviare le necessità del mio prossimo” e per contemplare con gioia la creazione di Dio, trasformando l’asfalto in un luogo di preghiera itinerante.




