
Preghiera a San Peregrino Laziosi per i malati oncologici
O glorioso San Peregrino, che sei stato chiamato ‘il malato’ e ‘il servo dei malati’,
tu che hai sperimentato nella tua carne il tormento del cancro e hai ricevuto per grazia divina la guarigione miracolosa,
volgi il tuo sguardo compassionevole verso di me e verso tutti coloro che oggi soffrono a causa di questa stessa malattia.
Intercedi presso il Signore affinché, nel Suo immenso amore, possa concedere la forza necessaria per affrontare le cure,
la serenità per accettare il dolore e la grazia della guarigione fisica, se è conforme alla Sua volontà.
Aiutaci a confidare nel potere salvifico di Dio, sapendo che non siamo mai soli nella prova.
San Peregrino, prega per noi. Amen.
La figura di San Peregrino Laziosi (1265-1345) occupa un posto singolare nell’agiografia cattolica. Nato a Forlì da una famiglia politicamente attiva e inizialmente ostile alla Chiesa, il giovane Peregrino fu protagonista di una clamorosa conversione dopo aver incontrato San Filippo Benizi, inviato dal Papa a placare le lotte civili. Entrato nell’Ordine dei Servi di Maria, condusse una vita di rigida penitenza e preghiera, caratterizzata da una solenne promessa: stare in piedi ogni volta che fosse possibile, in segno di umiltà e mortificazione.
Il legame inscindibile tra il santo e il mondo della medicina oncologica nasce da un episodio drammatico del 1325. All’età di sessant’anni, Peregrino fu colpito da una grave forma di cancro alla gamba destra. I medici, di fronte all’aggravarsi dell’ulcera, decisero per l’amputazione. La notte precedente l’intervento, il santo si trascinò davanti al crocifisso del capitolo del convento e cadde in una profonda estasi. Al risveglio, la gamba era perfettamente guarita; i chirurghi, giunti al mattino per l’operazione, non poterono far altro che constatare l’assenza totale della patologia.
Teologicamente, la devozione a San Peregrino non va intesa come una ricerca di un ‘miracolo magico’, ma come un’adesione al mistero della sofferenza redentiva. Il santo rappresenta il paradigma del credente che trasforma il dolore fisico in un atto di offerta. Oggi, in un’epoca in cui la medicina oncologica ha fatto passi da gigante, il ricorso all’intercessione di San Peregrino funge da sostegno psicologico e spirituale, ricordando ai malati che la loro dignità umana rimane intatta anche nel momento della prova più estrema.
Curiosamente, il culto di San Peregrino si è diffuso in modo capillare non solo in Italia, ma in tutto il mondo, particolarmente nelle cliniche oncologiche statunitensi e sudamericane, dove il 1° maggio, giorno della sua memoria liturgica, si celebrano spesso Messe per gli ammalati. Egli è, a tutti gli effetti, il patrono dei malati di cancro, riconosciuto dalla pietà popolare come il medico celeste che comprende, meglio di chiunque altro, il linguaggio del dolore oncologico.




